Il pm: «A giudizio per l’incidente di caccia»

Nel 2013 un cagliaritano uccise per errore un amico nelle campagne di Villanova Monteleone

SASSARI. La battuta di caccia tra amici, quel 19 dicembre del 2013, si era trasformata in tragedia nelle campagne tra Romana e Villanova Monteleone. Un colpo di fucile era rimbalzato sul terreno ferendo a morte un cagliaritano di 48 anni. Massimo Marras era stato raggiunto all’addome dalla fucilata partita dall’arma del compagno di caccia Paolo Melis, cagliaritano anche lui, di 54 anni, che oggi è imputato di omicidio colposo.

Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu nel capo di imputazione scrive che Melis (assistito dagli avvocati Gianluca Aste e Antonio Secci) «giunto in prossimità di un cespuglio di rovi, dal quale fuoriuscivano improvvisamente dei cinghiali, esplodeva in loro direzione almeno tre colpi d’arma da fuoco con il fucile calibro 12 caricato con palla unica, uno dei quali raggiungeva in regione addominale il compagno di caccia Massimo Marras che in quel momento era posizionato di fronte a lui a una distanza di circa venti metri cagionandone il decesso immediato per uno choc emorragico acuto. La colpa quindi consisteva nell’aver esploso i colpi d’arma da fuoco senza prima accertarsi che la traiettoria di tiro fosse libera da persone e in sicurezza». E per questo ne ha chiesto il rinvio a giudizio.

Marras era partito all’alba del 29 dicembre di due anni fa con due amici per una battuta al cinghiale nella zona di Villanova, in regione Puttu Codinu. Un’area molto ricca di selvaggina e che i tre cacciatori avevano frequentato altre volte. Raggiunta una radura, il gruppetto si era separato. Intorno alle 9 la tragedia: un cacciatore appostato dietro un muretto a secco aveva sparato, il colpo era rimbalzato sul terreno finendo per ferire a morte Marras. Il cacciatore, sposato e padre di due figli, era stato colpito da una palla secca ed era morto quasi sul colpo.

Sul

posto, insieme ai carabinieri della stazione di Villanova Monteleone, era andato anche il magistrato Giovanni Porcheddu, lo stesso che ha chiesto il rinvio a giudizio di Paolo Melis. I legali potrebbero valutare la possibilità di chiedere un patteggiamento.

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