Il vescovo: «Correttezza e lealtà per la rinascita»

Appello di padre Paolo Atzei a chi si è candidato per amministrare la città Ieri gli ultimi riti religiosi in onore dei Martiri. Riproposta la consegna delle chiavi

PORTO TORRES. «Porto Torres sembra mostrare stanchezza nel cercare di sfruttare le proprie risorse e potenzialità: nella prossima tornata elettorale gli amministratori devono perciò passare dalle parole ai fatti: cominciando dalle categorie più deboli - quelle che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena - e proseguendo con tanto impegno per valorizzare compiutamente i valori del mondo della scuola, del lavoro, dell’imprenditoria, dei disoccupati e dei malati». Parole centellinate con attenzione quelle dell’arcivescovo di Sassari padre Paolo Atzei durante il solenne pontificale di ieri mattina, sia all’interno della basilica di San Gavino sia sull’altare davanti alla torre Aragonese, per ricordare a tutti i candidati alle elezioni amministrative di domenica prossima di fare «attenzione al bene comune e alla costruzione della pace sociale secondo i valori cristiani». Padre Paolo ha fatto gli auguri di una buona Festha Manna a tutti i portotorresi, ma anche l’auspicio di una «sana e corretta competizione elettorale che serva per far rialzare la città e i suoi abitanti». Una festa grande che non ha dunque dimenticato, pure attraverso le parole del vescovo, la situazione drammatica che vive la comunità dopo il crollo del petrolchimico e la mancanza di una valida alternativa economica che potesse alleviare le sofferenze di indigenti e senza tetto che sono aumentati in numero considerevole giorno dopo giorno. La cerimonia nella chiesa romanica - presieduta dall’arcivescovo della arcidiocesi, canonici del capitolo e i sacerdoti della diocesi - rappresentava l’ultimo rito religioso della ricorrenza dedicata ai Martiri Gavino, Proto e Gianuario. Uma messa cantata per ricordare il martirio del presbitero Proto e del diacono Gianuario quando predicavano la parola di Cristo sul Monte Agellu: furono condannati dagli imperatori Diocleziano e Massimiano - attraverso l’editto che prevedeva l’arresto e la condanna a morte per i cristiani che rifiutavano la conversione al paganesimo -, ma una volta affidati al soldato romano Gavino li liberò perché si convertì al cristianesimo commosso dalla fede con cui i due sopportavano le torture. Per questa azione Gavino fu martirizzato il 25 ottobre del 303, a Balai lontano, mentre Proto e Gianuario si consegnarono nelle mani di Barbaro e furono decapitati il 27 ottobre, anche loro a Balai lontano. Una storia che padre Paolo ha ripetuto davanti alla folla di fedeli dentro la Basilica, poco prima del tradizionale rito della consegna delle chiavi della chiesa all’autorità - il sindaco di Sassari Nicola Sanna - che poi le ha restituite al parroco don Mario Tanca. Questa tradizione, caduta in disuso agli inizi del diciannovesimo secolo, significava l’appartenenza della Basilica alla municipalità di Sassari, che richiedeva e riconsegnava le chiavi al parroco perché la amministrasse. Dopo il pontificale è partito tutto il corteo in direzione del porto: la processione

ha attraversato il corso Vittorio Emanuele, preceduta da comitati di bandiera e da gruppi in costume, e si è fermata vicino all’altare eretto sul palco davanti alla torre. Alle spalle del porto civico, padre Paolo ha benedetto i fedeli, la città e la diocesi.

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