Sassari, un commerciante compra l’auto nuova: il fisco chiede l’Irap

Per l’Agenzia delle entrate più capitali giustificano la tassa. I giudici accolgono il ricorso: quell’imposta non è esigibile

SASSARI. Per il contribuente non è sempre facile spuntarla contro la burocrazia. Una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Sassari, che ha accolto il ricorso presentato da un associato della Federagenti, sigla un punto netto a favore dei cittadini nei contenziosi con l’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda i pagamenti dell’Irap.

Il presupposto per l'applicazione dell' Imposta regionale sulle attività produttive è l' esistenza di una autonoma organizzazione. Stabilire però se tale autonoma organizzazione esista o meno, è stata fonte di anni di contenzioso in sede tributaria tra contribuenti e Amministrazione finanziaria. L'autonoma organizzazione, dice la legge, esiste se il contribuente è, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e, quindi, non è inserito in strutture organizzative riferibili a responsabilità e interesse altrui; impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività o si avvale in modo non occasionale di lavoratori.

La storia che riguarda il contribuente sassarese è questa: un intermediario di commercio, che si occupa della vendita di impianti di riscaldamento, ha presentato una richiesta di rimborso all’Agenzia delle Entrate perché sosteneva di aver versato indebitamente l’Irap per il periodo 2006-2010. Quella tassa, a suo dire, non doveva proprio pagarla, perché la sua attività non si è mai configurata come un’autonoma organizzazione (requisito necessario per esigere l’Irap).

Infatti il commerciante non ha dipendenti, si è avvalso solo di alcuni collaboratori occasionali, utilizza come base logistica la propria abitazione, si avvale della strumentazione strettamente necessaria per portare avanti il lavoro: la propria auto, un computer, un condizionatore, un cellulare, la stampante e il fax. Questo sono tutto il suo capitale e i suoi beni strumentali. Deve pagare l’Irap? Il Fisco diceva di sì, i giudici in primo grado hanno decretato l’esatto contrario.

La sentenza è interessante non solo perché si comprende in maniera chiara la linea difensiva spesso assunta dai funzionari dell'Agenzia delle Entrate in materia di Irap, ma anche perché fa emergere in modo altrettanto netto l'orientamento oramai critico dei giudici. La tesi dell'Agenzia delle Entrate in sintesi era questa: "all'aumentare delle spese e del valore dei beni strumentali aumentano i compensi dichiarati". Per il Fisco quindi l'aumento del reddito è collegato "al miglioramento dell'apparato strumentale costruito dal ricorrente". Così visto che l’apparato strumentale del commerciante è passato da 17mila euro a 26mila, e il reddito è salito da 40mila a 102mila, secondo l’Agenzia delle Entrate dovevano esserci per forza i presupposti per pretendere l’Irap.

Ma i giudici non si sono lasciati convincere da tale teoria e dopo aver consultato attentamente la documentazione depositata dal ricorrente, hanno verificato i motivi dell’aumento del fatturato e del valore dei beni strumentali: l'acquisto di una nuova autovettura, l’incremento dei compensi del commercialista, mentre l'aumento del reddito era in realtà da collegare all'acquisizione da parte dell'agente di un importante mandato per l'intera Sardegna. Quindi secondo i giudici l’aumento del reddito e l’incremento

dei capitali non significano in maniera automatica che il tipo di attività sia cambiata. L’intermediario commerciale ha solo un’auto nuova e guadagna di più, ma non per questo è diventato un’autonoma organizzazione. Quindi il Fisco non aveva alcun diritto di pretendere il pagamento dell’Irap.

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