L'arte di Jacopo Scassellati, da Sassari agli Stati Uniti

Il giovane pittore e ceramista apprezzato da Vittorio Sgarbi. Storia di un talento che fa mostre a Parigi e ad Atlanta

SASSARI. Forse ciascun essere umano ha un talento nascosto, la predisposizione per essere bravissimo in qualcosa. Non sempre, però, si ha la fortuna di nascere nell'ambiente giusto. Così, non tutti possono esprimere il loro potenziale in quello che è il loro talento naturale. La fortuna, la giusta disposizione degli astri o, forse, una felice combinazione di Dna e ambiente, hanno fatto sì che in una casa sulla Buddi Buddi, a pochi passi da Sassari, tra forni per la ceramica, sculture e colori, nascesse e crescesse quello che in molti, compreso il critico Vittorio Sgarbi, definiscono come uno dei più grandi giovani talenti italiani nella pittura e nella ceramica degli ultimi anni: Jacopo Scassellati.

Le sue opere oggi sono esposte in una prestigiosa galleria d'arte di Barbizon, a pochi chilometri da Parigi e al museo Sanna di Sassari, nella mostra "Nel segno di Ares - Armi di guerra, frammenti di pace". A partire da settembre, per un anno intero, una ricca selezione delle sue tele e delle sue ceramiche sarà in mostra in una delle più importanti gallerie d'arte di Atlanta, negli Stati Uniti.

Jacopo Scassellati, che oggi ha 25 anni, è cresciuto nel laboratorio di ceramica di famiglia (del nonno Franco e della mamma Monica), maneggiando argilla e pigmenti sin da piccolo. Il suo talento per il disegno è emerso subito e lui ha passato l'infanzia disegnando su qualsiasi pezzo di carta avesse a disposizione. Mentre i coetanei giocavano a pallone, lui passava le ore con matite, chine e colori in mano. Un esercizio continuo che si è tradotto in una capacità straordinaria.

La carriera artistica di Jacopo, infatti, è iniziata quando lui aveva appena 15 anni, con la partecipazione a un concorso di pittura a Gualdo Tadino (Perugia) per la quale ha ricevuto una menzione speciale. Quattro anni dopo, nel 2008, è arrivata la sua prima mostra personale di pittura e scultura a Spello (Perugia), "Jacopo giovin pittore", curata da Paolo Nardon e presentata da Vittorio Sgarbi. Insomma, una partenza col "botto", quella di Jacopo, così rapida che avrebbe probabilmente destabilizzato la maggior parte degli aspiranti artisti. Lui, però, tutto ha fatto tranne che montarsi la testa.

Intervista con il pittore sassarese Jacopo Scassellati Sassari. Il pittore sassarese Jacopo Scassellati, 25 anni, in dieci minuti racconta il suo percorso artistico, dagli studi a Sassari fino alle mostre in Francia. Le immagini mostrano alcuni dei suoi quadri, anche se molte delle sue opere in questo periodo sono esposte a Barbizon, e a Sassari (sia tele sia grandi ceramiche) al Museo Sanna, inserite nella bellissima mostra “Nel segno di Ares. Armi di guerra, frammenti di pace”, curata da Gabriella Gasperetti e Giuseppe Zichi (a cura di Federico Spano)

Dopo la maturità classica e tre anni all'accademia di Belle arti di Sassari, Jacopo ha continuato per altri due anni gli studi a Perugia, dove ha conosciuto la sua compagna, la pittrice belga Anaïs Rausin, ritratta in tante delle sue opere. Il pittore sassarese ha poi concluso gli studi a Liegi, in Belgio. Lo stile delle opere di Jacopo in questi anni è cambiato, si è evoluto, è maturato. Ma come lui stesso dice, la sua ricerca non si esaurirà mai. Nella pittura, nell'arte, si muore e si rinasce in continuazione. Si va sempre avanti.

«Se no si diventerebbe semplicemente la copia di se stessi - dice Jacopo -. Ogni quadro è un tentativo e serve per cercare di proseguire sulla propria strada. Bisogna cercare di sperimentare, spostando avanti i propri limiti. Io non mi sento mai appagato. Non mi rende felice ciò che faccio e mi sento sempre insoddisfatto. Ogni lavoro, in realtà, è un tentativo».

Ecco come nasce un'opera di Jacopo Scassellati Sassari. Come lavora un pittore? Quanto impiega a realizzare un’opera? Quasi per gioco abbiamo chiesto a Jacopo Scassellati di realizzare un disegno davanti alla nostra telecamera e lui ha creato uno stupendo volto femminile in dieci minuti, usando la sanguigna e un gessetto bianco. Il video di questo suo lavoro è stato accelerato: in due minuti si vede nascere l’opera (a cura di Federico Spano)

I due fronti sui quali lavora Jacopo Scassellati in questo periodo sono quelli della pittura e della ceramica. In entrambi emerge quella che è la sua attuale ricerca: le sue opere sono frammenti che arrivano dal passato. Come reperti archeologici di un'epoca in cui regnava la bellezza assoluta. Nelle sue battaglie dipinte su tela, i cavalieri e i cavalli sono come sculture rotte, alle quali manca un braccio, una gamba o una zampa e le parti ancora integre sono fessurate e spaccate. Così sono anche le ceramiche, che sembrano pezzi antichi e recuperati, rotti, ma ancora straordinariamente belli.

«Su tela cerco di fissare per sempre ciò che faccio nelle mie sculture di ceramica. La ceramica si può rompere, è fragile, mentre la pittura è eterna. Così, cerco di rendere immortale ciò che da un momento all'altro potrebbe andare in frantumi ed essere perduto per sempre».

Anche se le sue opere gireranno per il mondo e lui verrà chiamato a esporre in tanti altri paesi, Jacopo Scassellati ha già deciso che resterà a vivere a Sassari. La sua casa è qui, circondata da un bellissimo giardino, decorato con frammenti di ceramica del nonno Franco, che spuntano dal terreno come fiori di un film di Tim Burton. La sua casa è qui, dove ha trovato le argille che spesso usa per le sue creazioni. La sua casa è qui, dove il suo talento è potuto sbocciare, tra colori, forni per la ceramica e sculture. Una casa sulla Buddi Buddi, tra la città e il mare, in cui si vive, si parla e si respira arte. 

 

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