Scuola, la protesta torna in piazza

Venerdì centinaia di docenti, collaboratori scolastici e genitori hanno manifestato contro il Ddl

SASSARI. Sassari diventa protagonista dell’azione di protesta contro il Disegno di Legge sulla scuola, in discussione al Senato. Venerdì centinaia di docenti, collaboratori scolastici e genitori si sono dati appuntamento in piazza d’Italia per informare i cittadini sui contenuti di questo disegno, che ritengono lesivo dei valori costituzionali. Per farlo hanno dato vita ad una intera serata di dibattito, arricchita da intermezzi musicali e artistici, molti dei quali frutto dell’iniziativa degli operatori più battaglieri delle singole scuole: si ascolta la voce suadente di Clara Farina, docente all’Ipsar, si seguono le performances dei writers provenienti dal Liceo Artistico o il coro rap di un gruppo di insegnanti del Quinto circolo, autrici anche di una suggestiva scenografia con palloncini bianchi che recano sui nastri inni alla scuola.

Mentre due insegnanti raccoglievano le firme per chiedere ai senatori di non votare il DdL, (alla fine sono state oltre 600) Graziano Caputa, docente di lettere all'Alberghiero, dalla scalinata della Provincia illustrava con passione gli articoli più contestati, dall'accentramento dei poteri nelle mani del Dirigente alle deleghe in bianco che eluderebbero il dialogo parlamentare su aspetti importanti della legislazione scolastica.

È seguita una fitta scaletta di interventi, a partire da Demetrio Arru, insegnante di filosofia e storia al Liceo Canopoleno, che porta a conoscenzadell’esistenza di una legge di iniziativa popolare, la Lip che, molto prima di questa riforma, proponeva un cambiamento della scuola rispettoso di tutti gli operatori che ci lavorano, con una destinazione delle risorse alla sola scuola pubblica e un intervento efficace sui modelli didattici.

A prendere la parola subito dopo è stato Mario Soma, collaboratore scolastico e rappresentante sindacale all’Ipsar. Fa notare che nel testo non sono previste assunzioni per questo ruolo, nonostante migliaia di posti vacanti e che le deleghe al governo fanno pensare ad un’esternalizzazione del personale che porterebbe danni al buon funzionamento della scuola.

È scesa la notte in piazza d’Italia quando Giuseppe Tecleme ha approfondito con esempi concreti la scelta, tanto osteggiata, della chiamata diretta degli insegnanti da parte del Dirigente. Vengono recitate frasi sulla centralità dell’educazione per la società civile: Don Milani, Nelson Mandela, Malcom X.

I ragazzi non sono soltanto ascoltatori: Margherita Puledda, con qualche emozione, ha offerto le considerazioni nate dalla Rete degli Studenti, in particolare sul rischio che questo sistema conduca ad un impoverimento della scuola pubblica e ad un aumento della disparità sociale, con scuole di serie A e scuole di serie B.

Alle 11.30 Anna

Grazia Murineddu, improvvisatasi presentatrice per l’occasione, ha inforcato gli occhiali da prof e chiude la serata tra gli applausi. Sul pavimento della piazza sono stati disposti i lumini e si è rispettato un minuto di silenzio: “la buona scuola siamo noi”, “No alla buona scuola per pochi”.

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