Delitto di Orune, ci sono due indagati

Svolta nell'inchiesta sull'omicidio dello studente di 19 anni Gianluca Monni: sotto accusa un minorenne di Nule e suo cugino

ORUNE. A quaranta giorni dal delitto ci sono ufficialmente due indagati per l'omicidio di Gianluca Monni, il diciannovenne di Orune ammazzato a fucilate lo scorso 8 maggio mentre aspettava il pullman nella via centrale del paese per andare a scuola a Nuoro.

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Fin dal primo momento le indagini dei carabinieri si erano concentrate su due giovani di Nule, un diciassettenne e suo cugino di 24 anni che vive a Ozieri. Ieri, mercoledì 17 giugno, la Procura della Repubblica di Nuoro e quella dei Minori di Sassari hanno disposto una serie di perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani durante le quali sono stati sequestrati computer e altro materiale informatico che potrebbe essere di interesse per gli inquirenti.

Che la svolta fosse imminente lo si era intuito qualche giorno fa quando i carabinieri avevano controllato alcune case di proprietà dei familiari degli indagati, nella zona di Pattada.

E in ogni caso l'attenzione degli investigatori da subito si era concentrata in Goceano. Perché da quella zona proveniva un gruppo di giovani con cui Gianluca Monni e altri ragazzi di Orune avevano avuto una discussione durante una festa in paese. E in questa lite un ruolo "chiave" lo aveva avuto proprio il diciassettenne.

Il delitto Monni sarebbe anche legato alla scomparsa di Stefano Masala, il 28enne di Nule di cui non si hanno più notizie dalla sera del 7 maggio: e anche lui era presente alla festa di Orune. La sua macchina era stata trovata a Pattada il giorno dopo la morte dello studente, distrutta dal fuoco. Una Opel Corsa come quella avvistata la mattina dell'omicidio, usata dagli assassini per raggiungere il paese della Barbagia e subito dopo abbandonata e incendiata.

Per settimane sono stati sentiti tantissimi giovani, compreso il minorenne che aveva fornito il suo alibi: «Ero in camera mia, dormivo». Alibi confermato dalla mamma del ragazzo. Ma gli investigatori non hanno mai creduto a questa versione.

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