Sassari

Sindacopoli, il tribunale del riesame revoca sei misure cautelari

Inchiesta sui presunti appalti pilotati, i giudici accolgono la richiesta del legale del sindaco di Burgos e di altri cinque indagati: possono rientrare al lavoro

SASSARI. Il tribunale del Riesame di Sassari ha annullato le misure cautelari interdittive per sei dei quindici indagati nell’ambito dell’inchiesta “sindacopoli” su presunti appalti pilotati in Goceano. Un’operazione dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari e della compagnia di Bono che poco meno di un mese fa ha scatenato un vero terremoto nei palazzi comunali di Burgos, Nule e Lodè. Ma i giudici del Riesame, accogliendo il ricorso dell’avvocato Lorenzo Soro ha deciso che sei indagati potranno tornare a esercitare il loro lavoro.

L’inchiesta. I carabinieri cercavano gli autori degli attentati contro il comandante e il vice della stazione dei carabinieri di Burgos, invece ritennero di aver scoperto una «sindacopoli» basata su rapporti tra amici e colleghi professionisti: affidamento di incarichi a geometri e ingegneri e aggiustamento di aste pubbliche. Complessivamente 15 le misure cautelari interdittive notificate dai carabinieri.

Le accuse al sindaco. Il personaggio principale dell’inchiesta era proprio il primo cittadino di Burgos Salvatore Arras, 55 anni. Il geometra – secondo gli investigatori – era coinvolto nei tre episodi più gravi. Insieme a Maria Antonietta Salis, 61 anni, responsabile dei servizi finanziari dello stesso Comune, e a Maria Giovanna Carroni, 44 di Nuoro, commercialista, revisore dei conti dell’amministrazione del Goceano, il sindaco avrebbe retrodatato una determina relativa ai premi di produttività dei dipendenti. Per questo fatto, Arras, Salis e Carroni erano stati accusati di falsità materiale in concorso, commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Per il sindaco era stato disposto il divieto di dimora a Burgos, per la Salis la sospensione integrale dal ruolo di dipendente per sei mesi, mentre per la commercialista l’interdizione dalla professione sempre per sei mesi.

Il sindaco Arras era accusato anche di aver pilotato l’assegnazione di un incarico per l’istituzione di un impianto fotovoltaico. Infine, lui personalmente sarebbe stato favorito nell’affidamento di un incarico professionale per la realizzazione di una strada (200mila euro) nel territorio comunale di Lodè. In questa vicenda sono coinvolti Luigi Deffenu, 53 anni di Lodè, vice sindaco del comune nuorese, e il responsabile dell’ufficio tecnico dello stesso ente. Il reato contestato è quello di turbata libertà degli incanti in concorso.

Il Riesame. Ma il tribunale del Riesame ha revocato le misure applicate dal gip nei confronti del sindaco Arras e della Salis (per la Carroni bisogna ancora aspettare). Una decisione che di fatto ha accolto la tesi dell’avvocato Lorenzo Soro secondo cui quelle nei confronti dei suoi assistiti sarebbero «accuse arbitrariamente interpretate per via di una palese confusione nella comprensione delle intercettazioni. Senza considerare che il sindaco di Burgos non è autore di alcuno degli atti che gli vengono attribuiti». Tanto basta per riabilitarli, tutti reintegrati nelle loro funzioni. Misura revocata anche per Maria Giovanna Nughedu, di Burgos (collaboratrice amministrativa part-time del Comune di Burgos e anche lei sospesa per sei mesi), accusata di aver attestato falsamente la sua presenza al lavoro.

Il filone droga. L’inchiesta aveva incrociato altre presunte attività illegali legate allo spaccio di droga (sempre attraverso le intercettazioni ambientali) in seguito alle quali il gip aveva disposto l’obbligo di dimora per Francesco Bulla, 30 anni di Bottidda, Matteo Arras,

37 anni di Bultei, e Angelo Lodde, 32, di Burgos. Misura revocata per tutti e tre, sempre assistiti dall’avvocato Soro.

Ora bisognerà attendere eventuali decisioni per le altre persone coinvolte nell’inchiesta nel caso in cui i loro legali abbiano presentato ricorso al Riesame.

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