Allagamenti: secondo il giudice non c’è reato

Archiviato il caso della fuoriuscita d’acqua nell’agro di Sorso Ma i residenti hanno paura di perdere le proprie abitazioni

SORSO. La notizia di reato, riferita al misterioso allagamento di circa dieci ettari di agro nel Comune di Sorso, è infondata. È l’orientamento assunto dalla Procura, e condiviso dal gip di Sassari, sulla vicenda che da qualche anno tiene in apprensione alcune famiglie proprietarie delle campagne comprese fra le località “Almuzzeddu” e “Paradacoddi”. Nei mesi scorsi, nove residenti avevano inoltrato una denuncia con lo scopo di sensibilizzare chi di dovere circa il potenziale pericolo determinato un fiume di acqua che sgorga dal nulla. Al centro della questione una presunta perdita della condotta “Coghinas II”, che attraversa una buona porzione del territorio di Sorso per trasportare oltre 1 metro cubo al secondo d’acqua grezza dall’invaso del Coghinas al potabilizzatore di Truncu Reale. A fine luglio, il procedimento penale avviato a carico di ignoti, è stato archiviato dal gip su richiesta della Procura. Ma la sezione civile dello stesso Tribunale di Sassari ha rimesso gli atti alla Procura riconoscendo la gravità della situazione.

La decisione del Gip. Il procedimento penale, avviato a seguito dell’esposto di nove residenti nell’agro sorsense, ha visto prima una richiesta di archiviazione da parte del pm Giovanni Caria, e poi, dopo un’udienza preliminare a seguito di opposizione da parte dei querelanti, l’archiviazione da parte del giudice, Antonio Pietro Spanu, che ha condiviso l’orientamento della Cassazione penale (due sentenze del 1984 e 1993). «Il caso in esame configura un mero allagamento, dovuto al ristagno di acqua, in una zona ampia ma circoscritta del territorio di Sorso, senza che emergano le caratteristiche di prorompente diffusività del liquido tale da porre in pericolo un numero indeterminato di persone», scrive il gip nel decretare l’archiviazione, aggiungendo che «i fatti non integrano la fattispecie di reato ipotizzata, rivestendo al più rilevanza civilistica» e ricordando che «il relativo procedimento risulta peraltro già avviato dalle persone offese».

La causa civile. Nel frattempo, sui binari giudiziari corre parallelamente anche un altro procedimento, quello civile, instaurato degli stessi residenti nel tentativo di arginare l’allagamento. Sul caso, il giudice civile - sempre del Tribunale di Sassari - si è mostrato di diverso avviso rispetto ai colleghi della sezione penale. «Ha riconosciuto la gravità e la pericolosità della fattispecie, ha rimesso tutti gli atti alla Procura della Repubblica poiché dagli stessi emerge un pericolo grave alla incolumità delle persone», spiegano gli avvocati Andrea Taffi, Gianluca D’Alò e Mario Alberto Ruggiu. Inoltre, sempre il giudice civile, che ignorava l’archiviazione penale poiché intervenuta dopo il proprio pronunciamento, auspica che la Procura valuti tali margini di rischio e assuma le decisioni del caso.

Il paradosso. Ricapitolando, da una parte c’è la sezione penale del Tribunale di Sassari che archivia consigliando la via civile e dall’altra la sezione civile

dello stesso Tribunale riconosce il pericolo e rimette gli atti alla Procura: un cortocircuito. «Siamo all’assurdo - concludono i legali -. Che cosa farà la Procura della Repubblica quando riceverà gli atti dal Tribunale? E che cosa farà il giudice civile quando saprà dell’archiviazione?».

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