Proteste al Cristo Re, i migranti rifiutano il cibo della coop

Ieri momenti di tensione nella struttura di Valledoria Rissa sedata dai carabinieri: «Vogliamo andarcene da qui»

VALLEDORIA. Cresce ed è sempre più preoccupante la protesta dei migranti all’interno della struttura dell’ex casa di riposo Cristo Re gestita dalla cooperativa romana “Le tre Fontane”. Ma ora ai soliti problemi relativi al cibo non sufficiente e di scarsa qualità se ne stanno aggiungendo degli altri e riguardano la non pacifica convivenza tra gli stessi migranti di diversa nazionalità che iniziano ad avere delle divergenze sul modo di risolvere e di affrontare diverse problematiche all’interno della stessa struttura. Tanto che nella giornata di mercoledì (ieri per chi legge) alcuni dei migranti sono arrivati alle mani (gambiani e nigeriani se le sono date di santa ragione) e si è reso necessario l’intervento dei carabinieri della tenenza di Valledoria per riportare la calma tra i profughi. «Il cibo fa schifo non è buono - dice Soul del Gambia - da quando sono arrivato sono dimagrito tantissimo e non ce la faccio proprio più a sopportare questo menefreghismo da parte di chi gestisce la nostra struttura. Il cibo è poco, sempre riso e pollo ed è di sgradevole sapore. Ieri notte una buona parte di noi ha buttato il cibo che ci è stato consegnato nella spazzature in segno di protesta. Se continuano a trattarci come degli animali noi saremo costretti ad azioni dimostrative ancora più ecc lattanti e non sappiamo come finirà». «Dicono cose non vere - spiega il direttore della cooperativa che gestisce la struttura a Valledoria Orazio Guerra - il cibo è di quelli confezionati da un società che gestisce diversi appalti anche per scuole e asili. Sicuramente in alcuni casi il cibo è scarso ma la qualità è buona. Oggi abbiamo dovuto sedare una rissa per divergenze tra due diverse fazioni di migranti. Quella che non vorrebbe creare problemi e i soliti riottosi che si lamentano sempre per qualsiasi cosa». «Martedì notte abbiamo rifiutato il cibo - dice il giovane gambiano Hamidou Taal - e per me chi gestisce la struttura è un incompetente, qua viviamo nel disagio più totale». «Siamo stanchi di rimanere a Valledoria - dice un altro giovane ospite, Ousman - io sono già un anno in Sardegna e ancora non mi sono stati consegnati i documenti per espatriare e potermene andare da qua».

«In realtà - spiega la consulente legale della struttura che desidera rimanere nell’anonimato - abbiamo già espletato tutte le pratiche burocratiche per fari sì che ai nostri ospiti possano essere consegnati i loro documenti. Il problema non riguarda le nostre manchevolezze ma l’unica commissione territoriale per i rifugiati che esiste nell’isola e che si trova a Cagliari si riunisce poche volte e non riesce a espletare tutta la mole di lavoro di cui necessitano queste operazioni per il rilascio

dei documenti». «Hanno ragione i migranti - esordiscono Danilo e Giuseppe, due cittadini di Valledoria - lo Stato deve vigilare affinchè questi profughi una volta che arrivano in Italia possano godere della stessa dignità e trattamento che si deve dare a un qualsiasi cittadino europeo».

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