sanità

«Da dieci anni ad Alghero l’aborto resta proibito»

SASSARI. «Ad Alghero è proibito abortire». Anche senza “gradi”, Valdo Di Nolfo – politico algherese, ex consigliere comunale, candidato alle ultime regionali con Sel – non rinuncia al suo impegno sui...

SASSARI. «Ad Alghero è proibito abortire». Anche senza “gradi”, Valdo Di Nolfo – politico algherese, ex consigliere comunale, candidato alle ultime regionali con Sel – non rinuncia al suo impegno sui diritti negati. «La mancata applicazione della 194 ad Alghero è storicamente dovuta all’obiezione del personale medico e paramedico – spiega –, ma ci sono anche lacune strutturali e organizzative». E se «negli ultimi anni le prime sono migliorate, anche se non abbastanza da far cambiare la situazione, le altre sono peggiorate».

La sua denuncia anima la tappa algherese di #CiSiamo, il laboratorio politico itinerante attraverso cui pezzi di sinistra italiana tentano di rianimarsi, di parlare di programmi e di prospettive, di costruire un percorso di unità che li tolga dall’isolamento in cui si sono cacciati a furia di dividersi all’infinito.

A snocciolare i dati e a proporre una seria riflessione è Marco Pistis, presidente della Laiga, la Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della 194. Dal dibattito emerge una situazione a livello isolano poco entusiasmante. Secondo i dati più recenti, diffusi nel 2014 dall’assessorato regionale della Sanità, in Sardegna gli obiettori sono il 57,29% tra i ginecologici e gli ostetrici: molti meno rispetto alla media nazionale, che si attesta intorno al 69,3%. Gli anti-abortisti sono invece il 41,6% tra gli anestesisti e tra il personale non medico. I numeri si riferiscono alle 16 strutture, 13 ospedali e 3 cliniche private, dove si può interrompere la gravidanza volontariamente o per ragioni terapeutiche.

La Riviera del corallo, che da decenni è la porta d’oro del turismo in Sardegna, da qualche tempo a questa parte vanta un altro primato a livello isolano, anche se probabilmente ne va meno fiera. «In un quadro regionale di per sé poco esaltante, l’ospedale di Alghero rappresenta un caso limite – attacca Di Nolfo – qui da dieci anni non si pratica un aborto».

Considerato che non si registra un picco di obiettori rispetto alla media regionale, e men che meno rispetto a quella nazionale, «mi sembra che si tratti di una precisa volontà politica – dice l’attivista algherese – tanto più che anche i dati complessivi dell’Asl di Sassari inducono a credere che la mancata applicazione della legge 194 sia una scelta politica, che nega un diritto civile alle donne del territorio».

Al di là del singolare dato di Alghero, «resta il problema che a quasi quarant’anni dall’emanazione della legge 194 del 1978, purtroppo l’aborto in molti territori è ancora una chimera, un’utopia», è la riflessione emersa dal dibattito algherese.

Già nel 2008 l’ospedale civile di Alghero era stato definito come un caso emblematico ed era stato oggetto di istanze piuttosto insistenti scaturite da un’iniziativa pubblica promossa dalla commissione Pari opportunità della Provincia di Sassari e confluite in una lettera inviata alle istituzioni territoriali, a iniziare dal Comune di Alghero,

a nome delle associazioni più impegnate sul versante del rispetto dei diritti e dell’attuazione delle politiche di genere.

Gli autori dell’iniziativa avevano annunciato che avrebbero monitorato la situazione. Ma a distanza di sette anni le loro richieste sono rimaste lettera morta.

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