Marea nera, i pescatori: «Vendemmo le barche»

Sfilata di testi nel processo sull’inquinamento del 2011 nel golfo dell’Asinara Il sindaco di Castelsardo tra i testi di parte civile: imponente danno all’immagine

SASSARI. «Il danno più grave che ha subìto Castelsardo? Sicuramente all’immagine. E per una cittadina come la nostra, che vive di turismo, le conseguenze erano sotto gli occhi di tutti: prenotazioni disdette, calo di presenze nei luoghi di interesse pubblico e negli alberghi».

Sono le parole del sindaco Franco Cuccureddu che ieri mattina è stato sentito come teste di parte civile nel processo sulla “marea nera”, l’inchiesta relativa ai quasi 40mila litri di olio combustibile che la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2011 si riversarono in mare dalla banchina di Fiume Santo causando un disastro ambientale di incredibili proporzioni.

I Comuni di Castelsardo, Sorso e Stintino si sono costituiti parte civile nel processo a carico del manager di Fiume Santo Marco Bertolino, di Salvatore Signoriello (amministratore delegato di E.On Produzioni) e di Francesco Capriotti, manager di Enelpower dal 2002 fino al 2004. Diversi testi della Procura hanno spiegato che l'inquinamento non arrivò dalla nave che stava scaricando l’olio combustibile ma dalle condutture di terra – forse non sottoposte alla dovuta manutenzione – che servivano a trasportare il prodotto dalla nave ai serbatoi. Le accuse sono: crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali. Cuccureddu – così come aveva fatto Morghen (sindaco di Sorso) nella penultima udienza – ha riconosciuto la tempestività degli interventi di bonifica da parte di E.On «eseguiti nei due punti del nostro territorio interessati dallo sversamento: Punta Tramontana e Lu Bagnu». Il sindaco di Castelsardo si è soffermato anche sul danno legato alla «persistenza della notizia su Internet che ha causato un calo di prenotazioni nel 2012, perché diversi tour operator non hanno rinnovato i contratti».

Importante anche la testimonianza di alcuni pescatori: «Ricordo quella mattina del 2011 – ha detto uno di loro, di Porto Torres – l’acqua era piena di grasso, catrame. I segnali, le boe, le nostre barche erano piene di questo materiale. Restava attaccato nelle reti e nella vegetazione marina e questo ci ha fatto pensare che la sostanza inquinante non fosse solo sulla superficie ma anche nei fondali». Una situazione che ha messo in ginocchio i pescatori: «Dopo circa 4 giorni abbiamo dovuto fermare le barche, c’era la fobia del pescato

inquinato. Ad agosto tirammo su un pesce spada con la testa piena di catrame. Poi siamo stati costretti ad abbandonare il golfo dell’Asinara e a trasferirci a Stintino. Io dopo un po’ ho venduto la barca, non ce la facevo più a mantenerla». L’udienza è stata aggiornata al prossimo 10 novembre.

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