giornata contro la violenza

Lettera aperta a un uomo che odia la "sua" donna

Questa lettera è per te, che anche oggi hai fatto il bello e il cattivo tempo in casa. Sì, proprio tu, che hai programmato la giornata di tutta la famiglia e naturalmente non hai consultato la tua donna. Del resto, non lo fai mai.

Ti senti un padreterno e la castighi quando sgarra. Alzi le mani su di lei, ma solo quando ti fa innervosire perché fa sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Il fatto è che non capisce che hai tante preoccupazioni: il lavoro, le tasse da pagare, la gente che a volte sembra mettersi d’accordo per farti saltare i nervi. Poi torni a casa e “quella” non ti capisce. Con chi dovresti prendertela, se non con lei?

Mi rivolgo anche a te che ieri, come tutti i giorni, l’hai seguita da casa al lavoro per controllare cosa faceva e chi incontrava. Ti sei anche fatto vedere, giusto per farle capire che non c’è un posto al mondo dove possa stare tranquilla. Oggi appena hai aperto gli occhi le hai inviato il primo sms di insulti.

Parlo anche a te, signore di una certa età, che per tutti sei un uomo perbene ma se ti conoscessero nel privato proverebbero sgomento. Quando saluti un conoscente non dimentichi mai di dire “mi saluti la signora”, ma sulla tua, di moglie, riversi un carico di rabbia e di frustrazione che talvolta stupisce perfino te. Vivi da decenni con questa donna e non capisci perché non è elegante come le mogli degli altri, perché si trascura e si concia come una derelitta facendoti fare brutta figura. Aveva ragione tua madre a dire che non dovevi sposarla, che non era alla tua altezza. Resti con lei però senza farle mai mancare una frase di disapprovazione, una smorfia di disgusto. Avresti potuto avere di più e invece ti è toccata lei e glielo ricordi, da trent’anni.

Questa lettera è anche per te, ragazzo. Ti sei innamorato ma la storia è finita e tu non ti dai pace. Possibile che non lei non capisca? Perché non torna indietro? Piano piano l’amore si è trasformato in odio e adesso hai deciso di fargliela pagare. Le foto che vi eravate fatti quando stavate insieme sono ancora nel tuo telefonino, alcune sono molto intime e parecchio compromettenti. Ci sono i social network per sputtanarla e li usi. Quando arriva la polizia postale per fermarti, tutti hanno visto quelle immagini. Anche sua madre, anche la sua migliore amica, anche quel ragazzo che potrebbe averti sostituito nella sua vita. Peggio per lei, che non ti vuole più.

Questa lettera è per tutti voi, uomini che avete fatto della violenza fisica e psicologica uno strumento di sopraffazione nei rapporti di coppia.

Questa settimana è stata celebrata la “Giornata contro la violenza sulle donne” ma voi non ci avete fatto caso, la cosa non vi riguarda personalmente. Voi non siete violenti: sono loro, le donne, le vere responsabili di ciò che vi costringono a fare. Se solo si comportassero bene, voi sareste sempre padri esemplari, grandi lavoratori, uomini a posto. Il fatto è che queste mogli, compagne ed ex fidanzate continuano a fare di testa loro. E vi lasciano soli, vi preparano il pranzo sbagliato, parlano ad alta voce proprio mentre state riposando. A volte pretendono di andarsene, di separarsi. Insomma, rendono la vostra vita un inferno. Per questo ogni tanto, quando proprio esagera, qualcuna la gonfiate di botte che dopo deve stare nascosta a casa per una settimana per non fare vedere i segni. Però non capisce la lezione e ogni tanto ci ricasca.

Vi devo dire una cosa a nome delle donne che maltrattate e che perseguitate. Sappiate che tutte, anche quelle che inspiegabilmente continuano a subire e che ancora non hanno trovato il coraggio di denunciarvi, non vi amano più da tanto tempo, non vi sopportano più,

provano un immenso sollievo quando uscite di casa, si sentono in pace solo quando siete assenti. Vi considerano quello che siete: esseri vigliacchi e spregevoli. Ve lo dico io e per avere una conferma guardate negli occhi le donne che considerate “vostre”. Dietro la paura c’è solo disprezzo.

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