Manca e Faedda colpevoli: 28 e 25 anni

La sentenza ieri sera dopo nove ore di camera di consiglio e un anno di udienze. I giudici hanno creduto alla tesi dell’accusa

SASSARI. Nove ore di camera di consiglio per pronunciare una sentenza che - almeno in primo grado - aggiunge altri due colpevoli per il sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna. La corte d’assise presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna), ieri sera poco dopo la 19,30 ha condannato a 28 anni Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 53 anni di Nuoro ma residente a Bonorva, e a 25 Antonio Faedda, 44, di Grosseto ma da tempo residente a Giave. Per Manca, uno “sconto” di due anni rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero Gilberto Ganassi, mentre per Faedda i giudici hanno aggiunto un anno ai 24 proposti dall’accusa.

In aula. Il presidente ha letto il dispositivo in un’aula gremita di familiari e amici dei due imputati che hanno ascoltato in silenzio la comunicazione della sentenza. Nessun commento da parte del procuratore Gilberto Ganassi che ha lasciato dopo qualche minuto l’aula della corte d’assise, anche se era evidente la soddisfazione - anche tra i suoi diretti collaboratori - per avere visto riconosciute in larga parte le richieste illustrate nel corso della requisitoria del 30 ottobre. Gli avvocati Salvatore Desole (difensore di Manca) e Gian Marco Mura (di Faedda), invece, autori di brevi repliche, hanno manifestato delusione e sconcerto.

Gli avvocati. «Attendiamo di leggere le motivazioni – ha detto l’avvocato Mura – per capire quello che oggi non possiamo neppure immaginare. E sulla base di quelle prepareremo il ricorso in appello».

Sulla stessa linea anche Salvatore Asole: «sentenza molto dura – ha commentato – specie se paragonata a quella di Salvatore Atzas che ha avuto 30 anni con l’aggravante della crudeltà, cosa che al mio assistito non veniva contestata. Leggeremo le motivazioni e poi l’appello».

La giornata. L’ultima udienza è cominciata con la replica del pubblico ministero Gilberto Ganassi. Un intervento di circa trenta minuti, strettamente finalizzato «a correggere alcuni dati di fatto non corrispondenti alla realtà utilizzati dai difensori degli imputati e posti a base del ragionamento. É fondamentale partire da cose vere».

Il sangue. Ganassi ha ricordato che non c’era sangue di Titti Pinna sul Renault Kangoo - indicato come il mezzo usato per trasportare l’ostaggio dopo il primo cambio-macchina - semplicemente perché Titti Pinna, al quale era stato spaccato il setto nasale con il calcio di una pistola, era completamente incerottato, inghiottiva sangue e saliva e rischiava di soffocare. «L’unica traccia biologica, riferita a Pinna – ha detto il pm – è stata isolata dal Ris su un fazzoletto, ma non era sangue». Sul Kangoo, invece, il sangue non è stato neppure cercato: «Non c’era alcuna ragione per farlo, considerato che il mezzo è stato individuato nel corso delle indagini a fine 2007- inizio 2008. Tra l’altro Titti Pinna viene sbendato solo una volta poggiato a terra nell’ovile di Lochele (quello dove i banditi minacciano di darlo in pasto ai maiali, ndc ), quindi non poteva esserci sangue nel Kangoo».

Impronte. «Non è vero che c’erano impronte – ha sottolineato Ganassi – semplicemente perché i rapitori indossavano i guanti, le uniche rilevate dal Ris erano di Titti Pinna».

Kangoo. L’accusa non ha fatto un passo indietro e la sentenza conferma che i giudici hanno creduto alla tesi prospettata dal pubblico ministero. Il Kangoo dell’azienda Piredda di Nulvi «è quello guidato da “Mimmiu” Manca per trasportare Titti Pinna, il pomeriggio del 19 settembre 2006, fino all’ovile di Lochele (poi il tratto finale sulla station wagon di Salvatore Atzas fino al buco nero di “Su Padru” dove resterà prigioniero per circa 8 mesi). Davanti al furgone ci sarebbe stato Antonio Faedda con un’altra auto a fare da staffetta (il pm ha sottolineato come la cella telefonica della piana di Macomer agganci l’utenza di Faedda alle 17,27 del 19 settembre 2006). Nessun problema, poi, se gli sportelli sono scorrevoli o a battuta, e neppure sull’altezza del pianale di carico: «Se si prende da terra, di peso, una persona bendata – ha detto Ganassi – la sensazione che si ha è quella di essere poggiato su un livello più alto».

Carlo Cocco. Il testimone chiave dell’inchiesta-bis «è persona che fa parte dello stesso ambiente deliquenziale, non è il cavaliere bianco – ha affermato Ganassi – ; non è vero che ha detto che Manca e Faedda parlano di capretti in quella telefonata del pomeriggio del sequestro. E questo è già stato chiarito durante le contestazioni mosse in fase di incidente probatorio davanti al gup».

Un anno. Il primo processo per sequestro di persona celebrato in corte d’assise si è concluso dopo un anno con due condanne pesanti.

Ora si attendono le motivazioni per conoscere il ragionamento seguito dai giudici. Per ora i condannati per il sequestro di Titti Pinna sono quattro: Salvatore Atzas a 30 anni; Francesca Sanna a 11, Giovanni Maria Manca a 28 e Antonio Faedda a 25.

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