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Davide è il nostro Bambino

Nella preparazione della nostra festa più intima, abbiamo pensato tutti al piccolino di Bottidda e alla sua famiglia disintegrata sulla Nuoro-Macomer all'inizio della settimana di Natale

Quest’anno il nostro Bambino è Davide. Preparando la festa più intima, abbiamo pensato tutti al piccolino di Bottidda e alla sua famiglia disintegrata sulla Nuoro-Macomer all’inizio della settimana di Natale. Antonella e Davide, una giovane madre e il suo figlioletto di un anno, andati via per sempre dopo lo schianto tra la loro utilitaria e una Saab che ha invaso la corsia. Abbiamo partecipato all’insostenibile dolore del marito e padre Adriano, rimasto solo con i suoi ricordi dolcissimi e il suo strazio. Per Davide e per sua madre anche il nostro Natale è listato a lutto.

L’inchiesta aperta dalla magistratura farà il suo corso. Ci sarà un processo e Adriano dovrà rivivere in un tragico replay l’attimo che ha cambiato il corso della sua esistenza. Infine arriverà una sentenza e da quel momento il ricordo di Antonella e Davide tornerà ad essere patrimonio esclusivo di chi li ha amati. La solitudine inconsolabile delle famiglie distrutte da un incidente stradale è un dramma di cui si parla di rado, passati i primi giorni. Invece bisognerebbe occuparsene di più. I superstiti sono le vittime collaterali di una strage che sembra inarrestabile. Una tragedia che neppure la imminente istituzione del reato di “omicidio stradale” sembra poter arginare.

Le istituzioni dovrebbero dedicare almeno un giorno dell’anno a queste persone e farle parlare in pubblico, se vogliono, delle loro quotidianità sconvolte da un trauma che quasi sempre è irrecuperabile. Dovrebbero farlo per onorare la memoria di chi non c’è più, per rinnovare la solidarietà nei confronti di chi è rimasto, ma anche per fare riflettere chi affronta il tema della sicurezza stradale con superficialità.

Bisognerebbe ascoltare i genitori di Salvatore, per esempio. Da vent’anni in corso Margherita di Savoia c’è sempre un mazzo di fiori freschi alla fermata dell’Atp vicina alla Media 2. Sono i fiori per Salvatore, travolto all’uscita di scuola da un autobus guidato da un autista distratto. Salvatore oggi avrebbe 31 anni, per i suoi genitori è rimasto il bambino di quel 30 marzo 1995. Undici anni e il sorriso timido del ritratto che sua madre porta al collo. Il tempo di Salvatore si è fermato ma i suoi genitori non vogliono che i suoi compagni di scuola ormai giovani adulti, i suoi insegnanti quasi tutti in pensione, la sua città, dimentichi il loro bambino e la sua vita spazzata via in un istante. Per questo scelgono i fiori con cura e ogni settimana li depongono nell’aiuola dove Salvatore morì.

Invece la famiglia di Gabriella, 17 anni, travolta da un’auto mentre attraversava la strada a Ottava l’8 dicembre del 2011, ha dedicato ogni residua energia alla battaglia per ottenere che nel punto in cui la studentessa è morta venisse installato un semaforo. La sorella di Gabriella interviene ai dibattiti sulla sicurezza stradale e parla volentieri con gli studenti delle superiori, racconta com’era sua sorella e così la . fa rivivere con ragazzi della sua età. Gabriella oggi sarebbe iscritta al secondo anno di università.

Anche i genitori di Claudia, investita in via Milano mentre aspettava l’auto, partecipano agli incontri dove sono presenti ragazzi. È il loro modo di perpetuare la vita di una diciottenne solare, piena di interessi e di progetti per il futuro. Un domani che Claudia non avrà.

Il futuro negato a Davide, Salvatore, Claudia, Gabriella e tanti altri riguarda anche noi. Dimenticare i loro volti e le loro storie sarebbe gravissimo. Bisognerebbe parlare _ soprattutto ai più giovani _ di queste tragedie, dei loro effetti, di come le vite cambiano il loro corso e diventano presente proiettato nel passato. Bisognerebbe parlare ai ragazzi di quanto è importante la prudenza alla guida, il rispetto delle regole che poi è rispetto della vita propria e altrui. Bisognerebbe farlo a scuola, in famiglia, nei concerti e nelle discoteche. Nelle scuole guida, oltre a guidare, dovrebbe essere imperativo insegnare che sulla strada scorre la vita. La tua, ma anche quella di persone innocenti che hanno la sventura di incontrarti se premi troppo l’acceleratore, se ti metti al volante ubriaco oppure se ti distrai

per leggere l’ultimo sms. E per questo, a volte, qualcuno muore. Dopo si dice “è stato un incidente” e questo può essere tecnicamente vero, ma a volte non lo è moralmente. Solo chi ha provocato un incidente stradale sa quanto poco sarebbe bastato per evitarlo, però non lo ammetterà mai.

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