Sgb, ancora silenzio e gli arretrati crescono

Ormai I lavoratori non vengono pagati da sei mesi, ma resta in stallo il progetto di passaggio all’Asl

PLOAGHE. Niente di nuovo sul fronte della San Giovanni Battista di Ploaghe. Ed è proprio questa mancanza di novità e di notizie che rende la situazione all’interno delle struttura ploaghese sempre più grave ed incandescente. Con il passare del tempo aumenta la rabbia ma anche la disperazione dei lavoratori che proprio ieri hanno amaramente constatato che ora sono ben sei le mensilità arretrate. Sei mesi, metà di un anno senza percepire lo stipendio ma, e questa è la vera assurdità, al lavoro senza interruzioni per garantire l’assistenza e le prestazioni giornaliere a centinaia di pazienti che senza la loro presenza e la loro professionalità sarebbero altrimenti allo sbando e abbandonati a se stessi. Dopo i vari proclami da parte della politica regionale ora sembra calato il silenzio sulla situazione e ancora si registra un nulla di fatto su quanto annunciato, che sembrava invece cosa fatta per risolvere la vertenza dei circa 200 lavoratori della Sgb e cioè il passaggio dei beni e del personale alla Asl di Sassari attraverso la modifica della legge regionale 23/2005, proposta approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio regionale. «Il problema è però - commentano amaramente le segreterie aziendali Cgil, Cisl, Uil e Fsi della Sgb - che sono spariti dalla scena gli attori principali, ovvero l’assessore alla Sanità Luigi Arru, il presidente della Regione Francesco Pigliaru e il commissario straordinario dell’azienda Francesco Bomboi, su cui ricade la competenza della soppressione definitiva dell’Ipab e il successivo passaggio alla Asl. Nel frattempo l’azienda continua a incamerare debiti ed è senza un governo, con i lavoratori che non hanno attualmente nessun interlocutore e con i dirigenti che brancolano praticamente nel buio senza la presenza di un rappresentante legale, vista l’assenza per malattia del commissario Bomboi, peraltro in un momento così cruciale e delicato. Tutto questo avviene mentre la nave continua ad imbarcare inesorabilmente acqua e ad affondare lentamente con tutto l’equipaggio (il personale) a bordo, ma senza il comandante». Le segreterie aziendali denunciano anche il taglio del 50 per cento delle ore lavorative delle operatrici socio sanitarie precarie come unica conseguenza per risanare l’azienda prevista dal piano industriale. «Di fatto però – spiegano i rappresentanti sindacali – le stesse operatrici socio sanitarie hanno lavorato al 100 per cento e si sono viste pagare il 50 per cento delle ore maggiorate con

straordinario. Dove sta il risparmio?» E in questa drammatica situazione c’è chi davvero non ce la fa più a mandare avanti la famiglia e rischia seriamente conseguenze ancor più gravi per l’impossibilità di onorare i mutui con le banche, rischiando di perdere anche la casa.

Mauro Tedde

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