Cantieri chiusi, non ci sono più soldi

Per il tratto comunale serve ancora un milione 400mila euro, l’impresa della Provincia è in concordato preventivo

SASSARI. A suo modo questa è una notizia: in estate la Buddi Buddi non sarà pronta. Perché gennaio, da tradizione, era il mese dei proclami e e degli assessori che spandevano ottimismo e belle speranze. Invece quest’anno, clamorosamente, niente: uno slancio di pragmatismo e molta rassegnazione. La quattro corsie, con l’estate resterà incompleta. Gli automobilisti, anche se ormai mitridatizzati da un decennio di vane promesse, possono mettersi già il cuore in pace.

Anche se per il tratto che compete alla Provincia, e per quello comunale, mancherebbe una manciata di chilometri d’asfalto, la fine della quattro corsie resterà un orizzonte a portata di sguardo, ma impossibile da toccare. Sarà un successo nell’ultimo sospirato miglio si apriranno i cantieri e riprenderanno i lavori.

Il tratto comunale. Partiamo dal segmento che comincia dopo il bar Graziella e finisce poco oltre la chiesetta di Zuari.

Palazzo Ducale ha finito i soldi, e per completare l’opera dovrà chiedere alla Regione un primo stralcio di 1 milione 400mila euro. «Queste sono le risorse che serviranno all’allargamento della quattro corsie, alla bitumazione e a renderla percorribile – spiega l’assessore alla Mobilità Antonio Piu – il finanziamento copre anche una modifica che abbiamo apportano di recente, e che era assolutamente inevitabile: un semaforo all’altezza dell’agglomerato di case di Santu Tettaru e Zuari.

Il semaforo. Per oltre una cinquantina di famiglie la quattro corsie, e la barriera centrale continua, rappresentano un grosso disagio. Per passare da un versante all’altro, magari solamente per prendere un autobus, i residenti devono farsi accompagnare in auto, percorrere mezzo chilometro, fare la rotatoria e tornare indietro fino alla fermata. Ecco il motivo della necessità di un attraversamento semaforico regolamentato da un semaforo».

Sarà un intervento che, in linea di principio va contro la finalità stessa della quattro corsia, ovvero uno scorrimento veloce del flusso veicolare. «Non c’erano soluzioni alternative – spiega l’assessore – abbiamo pensato a un sottopasso, ma la natura orografica di quell’area lo sconsigliava. Un sovrapasso, invece, rischiava di essere troppo impattante e oneroso. Quanto alla velocità le stesse rotatorie già realizzate contribuiscono a rallentare notevolmente l’andatura delle auto. Un semaforo a chiamata non inciderà così tanto».

I tempi. La vera incognita, invece, riguarderà i tempi di finanziamento e quindi di riapertura dei cantieri. A Palazzo Ducale preferiscono la prudenza, non si sbilanciano con le date. L’auspicio è di riuscire ad ottenere il milione e 400mila euro prima dell’estate. Poi si vedrà se riaprire subito i cantieri o aspettare settembre.

Il secondo stralcio. Una volta completetato l’allargamento del tratto di Zuari, gli operai potranno dedicarsi alle “rifiniture”. Ovvero la passerella in legno della pista ciclabile che lambisce il ponte, prima di sfociare nell’anello. Nell’ultimo tratto fino a Zuari manca poi la stesura del manto della pista. Inoltre c’è da sistemare il belevedere , da curare il verde e da predisporre l’illuminazione. Le risorse necessarie per queste opere “accessorie” sono 2 milioni e 100mila euro, da richiedere sempre alla Regione.

Il tratto Provinciale. La Provincia, a differenza del Comune, riparte con un vantaggio: la copertura finanziaria c’è e non ci sarà bisogno di chiedere altri soldi. Invece il problema è un altro: l’impresa che ha vinto l’appalto, cioè la Co.Sa.Co. è andata con i bilanci in rosso, da giungo ha dovuto sospendere i lavori e in questo momento sta tentando la soluzione del concordato preventivo. Ma non è affatto scontato che l’esito vada a buon fine, e resta lo spettro del possibile fallimento. Perciò da giugno il cantiere che parte qualche centinaia di metri dopo la chiesetta di Zuari e si estende sino alla rotatoria dopo il ponte sul rio Gabaru, è andato a signhiozzo fino a fermarsi definitivamente. La Provincia, in accordo con la Cosaco, ha tentato la strada del subappalto, ma dopo qualche tempo le ditte che avevano riaperto i lavori hanno preferito interrompere. Perciò anche il tratto provinciale, in attesa che si sblocchi la situazione giudiziaria, è in stand by. Anche se non è escluso che, a prescindere da come sia l’esito del concordato, la Provincia non intenda lo stesso rescindere il contratto con una ditta che ha ottenuto proroghe, e che è già in ritardo di tre mesi sull’ultima data di consegna fissata.

Nuove gare. Nel caso in cui la Cosaco dovesse fallire o farsi da parte dalla Buddi Buddi, per i lavori che restano sarà necessario bandire una nuova gara, o almeno per gli importi superiori al milione di euro. Quindi è il caso dell’allargamento sul rio Gabaru, e questo iter richiede dei tempi tecnici di qualche mese. Per quanto riguarda invece il tratto del discesono

che costeggia Apilandia, si tratta solo di stendere l’asfalto. Probabilmente non sarà necessario una nuova gara d’appalto, ma forse si potranno accelerare i tempi con una procedura negoziata.

Anche sul tratto provinciale sarà un successo se le ruspe si rimetteranno in moto in primavera.

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