Sassari, rivolta contro la sala con le slot machine

Polemiche dopo l'apertura di una piccola Las Vegas in via Vardabasso. Ma i gestori dell'attività si difendono: «Diamo lavoro a 16 dipendenti»

SASSARI. Una slot machine ogni 95 abitanti sembrerebbe non essere abbastanza per soddisfare la sete (o la disperazione) di gioco dei sassaresi: nel palazzo di vetro di via Vardabasso, dove un tempo c’era un megastore di telefonini, sta per aprire i battenti una piccola Las Vegas turritana. Una sala giochi in grande stile, con tanto di bar, ristorante, sale fumatori e parcheggi sotterranei per i clienti.

Un’inaugurazione imminente che non è passata inosservata e che ha acceso la miccia per una rivolta popolare contro il gioco d’azzardo, alimentata, manco a dirlo, da fiumi di parole sui social network. Su Facebook è nato in un batter d’occhio il gruppo “Sassari no slot”, che in due giorni ha raccolto quasi 900 adesioni. Ma le lamentele non hanno invaso solo internet: molti residenti di via Vardabasso si sono precipitati a Palazzo Ducale per protestare contro quella centrale ludica, preoccupati che la nuova apertura possa turbare la tranquillità della zona. Il movimento contro il gioco d’azzardo legalizzato promette una dura battaglia, forte dei dati allarmanti sulla ludopatia e sulla proliferazione del gioco d’azzardo.

Secondo la relazione presentata dal ministero dell’Economia alla Commissione Finanze della Camera dei deputati, il 3 dicembre 2015, la Sardegna è la prima regione d’Italia per macchinette da gioco in relazione al numero di abitanti. In Gallura e in provincia di Sassari il rapporto è appunto di un apparecchio ogni 95 abitanti.

A poco è servito l’ordine del giorno approvato nel 2014 dal Comune di Sassari per promuovere il contrasto al gioco d’azzardo, e nulla ha potuto il regolamento approvato dal Consiglio comunale nel febbraio 2015, con cui l’amministrazione concede uno sgravio di mille euro sulle tasse locali ai negozianti che fanno fuori le slot dai loro locali: a un anno dall’entrata in vigore del provvedimento nemmeno un commerciante ha sposato l’iniziativa del Comune. E il perché è una questione puramente matematica: a un esercizio commerciale bastano un paio di slot per incassare cifre intorno ai 2mila euro. Al mese.

Le casalinghe che buttano centinaia di euro in quelle macchinette, il pensionato che brucia in pochi giorni l’assegno dell’Inps, o il lavoratore che mette a rischio il bilancio familiare, non è affar loro. Le slot machine sono legali, consentite e benedette dallo Stato, quanto la vendita di alcolici e delle mortali sigarette.

Dal canto loro i titolari della Persal si difendono e scacciano i demoni che aleggiano attorno alla nuova sala: «Non capiamo perché tanto accanimento contro di noi.A Sassari ci sono tante sale giochi e nessuno ha protestato contro l’apertura delle altre strutture», si difendono Tommaso Perrone e Pierluigi Salis. «La nostra sala sarà unica in Sardegna; ci sarà un ristorante, sale confortevoli, la massima sicurezza per tutti; i minorenni non saranno ammessi,

abbiamo un circuito di 32 telecamere che vigilano sul locale, ci sono anche i parcheggi interrati. Siamo imprenditori che hanno deciso di investire nella propria città prendendo in affitto questo locale, nel quale daremo lavoro a 16 dipendenti. Il resto sono polemiche che non capiamo».

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