Anglona Ambiente, 7 indagati per truffa

All’attenzione della Procura l’operato del sindaco di Tergu e la gestione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti

SASSARI. Si va dall’abuso d’ufficio alla truffa, dalla falsità ideologica al peculato. Sono questi i reati che la Procura della Repubblica contesta, a vario titolo, a sette persone tra amministratori pubblici e liberi professionisti nell’ambito della gestione dell’impianto di stoccaggio dei rifiuti da parte della società partecipata “Anglona Ambiente” a Tergu. Tra tutti spicca il nome del sindaco del paese, Gian Franco Satta, presidente del consiglio d’amministrazione di Anglona Ambiente.

La società mista pubblico-privata (a prevalente capitale pubblico) – una sorta di consorzio di cui fanno parte i comuni di Tergu, Nulvi, Sedini, Bulzi, Laerru, Sennori, Viddalba, Valledoria, Castelsardo e Chiaramonti – da anni fa parlare di sè. La gestione dell’impianto di smaltimento “a freddo” dei rifiuti considerato modello d’eccellenza in Sardegna, ha infatti suscitato negli anni più di qualche malumore tra gli stessi componenti del “sodalizio”.

L’inchiesta. Obiezioni che ben presto si sono trasformate in denunce vere e proprie finite nell’ufficio del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che alcuni giorni fa ha notificato agli interessati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Un atto dovuto per far luce sulle presunte anomalie che ruoterebbero intorno alla questione rifiuti in Anglona: oltre al sindaco, sono indagati il direttore del servizio Ambiente del Comune di Tergu Luca Dessena, il segretario comunale Antonio Rodolfo Salvo, il direttore generale della Anglona Ambiente Giovanni Allena, il consulente del lavoro Andrea Grimaldi, il tecnico esterno incaricato dall’amministrazione comunale, Alessandro Azara.

Il sindaco e l’abuso d’ufficio. La posizione chiaramente più “delicata” è quella del primo cittadino. A lui, che si è affidato all’avvocato Luigi Satta, la Procura contesta l’abuso d’ufficio perché come sindaco di Tergu e presidente del cda di Anglona Ambiente avrebbe «procurato a sè e ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nell’aver deliberato, omettendo di astenersi, l’affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti ed altro alla società Li.Ma. di cui era socio al 50% suo fratello. Società, oltretutto, di cui Gian Franco Satta medesimo aveva la gestione di fatto». Secondo il magistrato avrebbe abusato della sua posizione di presidente del cda anche nel momento in cui «deliberò l’affidamento di lavori di manutenzione dell’impianto di stoccaggio e di noleggio mezzi per 70mila euro» ancora alla società Li.Ma.

Al sindaco viene anche contestato di aver nominato l’ingegnere Dessena prima direttore generale della Anglona Ambiente e poi responsabile del Servizio Ambiente del Comune «senza l’adozione delle procedure concorsuali previste dalla normativa». Ci sarebbe poi l’abuso d’ufficio relativamente al progetto esecutivo dei lavori di completamento dell’impianto di smaltimento e affidamento per un importo pari a 302mila euro in favore di Anglona Ambiente. Secondo la Procura, approvando quel progetto, Satta si sarebbe «procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale».

La truffa. Per il pm Porcheddu la truffa e il falso si sarebbero concretizzati ai danni della Anglona Ambiente «producendo false attestazioni» relativamente a chilometri percorsi con la propria auto «ma in realtà mai effettuati» incassando oltre 34mila euro «quali emolumenti per rimborsi chilometrici non dovuti».

Il peculato. Satta si sarebbe «appropriato a più riprese di denaro del quale aveva la disponibilità prelevandolo dal conto corrente bancario intestato alla Anglona Ambiente e del quale faceva uso per scopi non istituzionali».

Gli altri indagati. A carico degli altri indagati ci sarebbe, in concorso, la truffa perché avrebbero «indotto in errore il Comune di Tergu stipulando contratti fittizi di noleggio a freddo tra il Comune e la Anglona Ambiente per l’impiego di mezzi meccanici per movimentazione di materiali nell’impianto di stoccaggio di recupero rifiuti, inscenando a tal fine l’artificiosa e pretestuosa esigenza di impiegare i mezzi meccanici da parte di Anglona Ambiente col fine ultimo di sanare la situazione debitoria della stessa nei confronti

di altre società di leasing». Nell’inchiesta figura un settimo indagato per favoreggiamento. Si tratta di Antonio Michele Uleri: era stato sentito come persona informata sui fatti ma «non avrebbe mantenuto il dovuto riserbo sulle dichiarazioni rese ai carabinieri».

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