Alla ricerca delle persone scomparse

Un documento stabilisce la gestione dell’allarme, le modalità operative, il coinvolgimento delle unità specializzate

SASSARI. I nomi più conosciuti tra gli scomparsi non ritrovati nella provincia di Sassari sono quelli di Michele Peragallo - 55 anni, ex poliziotto di Stintino, del quale non si hanno più notizie dal primo febbraio 2013 - e di Stefano Masala, 29 anni di Nule, svanito nel nulla il 7 maggio dello scorso anno (il suo nome è entrato nelle indagini che gli investigatori stanno portando avanti per fare luce sull’omicidio di Gianluca Monni, ucciso a Orune il giorno prima, mentre attendeva l’autobus per andare a scuola).

Quella degli scomparsi è una emergenza che la Prefettura di Sassari ha deciso di affrontare con un Piano specifico, adottato già da qualche anno, che prevede una serie di attività specifiche nell’ambito territoriale che arriva a coprire anche l’area di Olbia-Tempio.

Il Piano è stato adottato a metà dicembre del 2011, dopo che il ministero dell’Interno - il 5 agosto 2010 - aveva diramato le linee guide per favorire la ricerca delle persone scomparse. Il 9 febbraio dell’anno successivo è stato siglato il protocollo d’intesa tra il Dipartimento dei vigili del fuoco e il Commissario straordinario del Governo e il 25 maggio l’a collaborazione con l’Associazione “Penelope Italia” (che si occupa, appunto, degli scomparsi).

Cosa prevede. Il piano è finalizzato alla definizione dell’assetto organizzativo, dei ruoli operativi e delle finalità collegate alle battute di ricerca delle persone che, improvvisamente, non si trovano. Il documento delinea i criteri di massima per l’organizzazione della squadre di ricerca, il coordinamento delle attività e le modalità di comunicazione tra i vari Enti. Sono esclusi i casi di scomparsa conseguenti a incidenti in mare o presunti tali, che sono di competenza della Capitaneria di porto.

Allontanamenti volontari. Nonostante le statistiche indichino che la maggior parte dei casi di scomparsa abbiano natura volontaria, il Piano sottolinea che risulta fondamentale - fin dalle prime ore - acquisire informazioni dettagliate sulla circostanza della sparizione e, in modo particolare, se si tratta di un minore o di un soggetto vulnerabile.

I minori. Per i minori, occorre prestare massima attenzione alla fascia di età, alla eventuale esistenza di situazione di disagio familiare, alle abitudini di vita, alla frequentazione di gruppi pseudo-religiosi o di sette.

Gli adulti. Per quanto riguarda, invece, le persone adulte, il Piano della Prefettura sottolinea l’importanza di considerare i casi di allontanamento che dipendono da malattie neurologiche (i casi di Alzheimer sono tra i più frequenti).

Vittime di reato. Sempre in riferimento ai minori, quelli stranieri risultano spesso vittime di tratta o scopo di prostituzione o sfruttamento sessuale. Per gli adulti, vanno approfondite le conoscenze utili alla formulazione di singole ipotesi di reato: il sequestro di persona, la violenza domestica, il traffico di esseri umani, il matrimonio forzato, fino all’omicidio.

Disturbi psicologici. A questa categoria appartengono i casi di scomparsa di persone il cui stato di saluto psicofisico risulta essere temporaneamente (o anche in modo permanente) compromesso. Non solo chi è affetto da Alzheimer o demenza, quindi, ma anche minori o adulti che abbiano momentaneamente perso il controllo delle proprie azioni in virtù di uno stato di disagio personale, affettivo, familiare o economico.

Fughe da istituti. La maggior parte dei minori affidati a istituti e comunità sono stranieri non accompagnati e della cui identità non si è certi a causa di generalità

di fantasia. Trascorse circa sei ore, se non si hanno notizie è necessario attivare subito le ricerche per scongiurare un pericolo di vita immediato e ricadute negative per l’incolumità pubblica (in caso di pazienti con disagi mentali di tipo compulsivo).

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