Viaggio alla scoperta di S’Incantu, la magica domus de janas dipinta

Putifigari, giornata dell’archeologia a Monte Siseri con la Soprintendenza e l’Associazione Micologica Nella necropoli la tomba è ricca di decorazioni che costituiscono una antologia dell’arte neolitica

PUTIFIGARI. Alla scoperta delle case delle fate. Si terrà domani sabato 25 giugno, a Putifigari, la Giornata dell’Archeologia, iniziativa promossa dall’amministrazione comunale e dall’Associazione Micologica di Putifigari, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Sardegna.

L’appuntamento. L’appuntamento per tutti gli appassionati è fissato in piazza Boyl alle ore 8 del mattino: da qui, a piedi, in bici o in auto, si partirà alla volta della domus de janas di S’Incantu. Dall’area di sosta si percorreranno circa 800 metri a piedi, sul sentiero recentemente pulito da una squadra di volontari del paese, quindi, con il coordinamento del personale della Soprintendenza e, in particolare dell’archeologa Nadia Canu, si procederà alla pulizia della necropoli di Monte Siseri, dove verrà illustrata la storia delle ricerche nel sito.

La storia. La necropoli prende il nome dalla località situata a circa 5 chilometri dal centro abitato. Con le sue domus de janas, di cui 4 censite, non è solo il sito archeologico più importante del territorio comunale, ma è forse quello in cui l’arte ipogeica di età neolitica – lo scavo di tombe nella roccia, caratteristico delle popolazioni che abitavano l’isola già 6000 anni fa –, raggiunge il suo apice in Sardegna. Le domus de janas sono circa 3.500, ma tra queste, solo 215 sono decorate con motivi scolpiti o dipinti, che spesso riproducono nella roccia le case dei vivi. La “Tomba dell’Architettura Dipinta”, o “S’Incantu”, scavata nel 1989 dall’archeologo della Soprintendenza Gianmario Demartis, è caratterizzata da una serie di particolari decorativi a rilievo, che costituiscono una vera e propria antologia dell’arte neolitica: false porte, triplici corna curvilinee a barca a tutta parete, soffitto a doppio spiovente e focolare rituale realizzato con quattro cornici circolari concentriche posto al centro della cella principale.

Ancora visibili le tracce di pittura, che arricchiscono ulteriormente questo straordinario monumento funerario, riutilizzato fino all’età romana e che, per grandiosità, può essere paragonato alle ben più famose tombe a camera etrusche, più recenti di qualche millennio.

L’auspicio. L’auspicio degli addetti ai lavori è che, attraverso un lavoro sinergico tra le istituzioni e con il coinvolgimento di tutta la cittadinanza, si possa salvaguardare e valorizzare un sito di primaria importanza nel panorama archeologico sardo, recentemente al centro di una petizione al governo centrale, che ha riscosso centinaia di sottoscrizioni

in tutta la Sardegna, anche grazie alle eccellenti testimonianze fotografiche di Nicola Castangia, che hanno permesso di conoscere su larga scala questo importante patrimonio archeologico della nostra isola. Al rientro l’Associazione Micologica offrirà una degustazione ai partecipanti.

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