Sassari, al Quadrato ora c’è un silenzio surreale

Scomparsi i gruppi di minorenni in motorino, niente gare e rumori, i residenti dopo anni scoprono il piacere della quiete

SASSARI. C’è un’insolita tranquillità al Piazzale Segni. O meglio, i residenti definiscono lo scenario così: «un silenzio surreale, quasi da far paura». È “l’effetto Serra” sul Quadrato, con la desertificazione immediata dei motorini. Il blitz di tre giorni fa e il sequestro di sette cinquantini, ha funzionato da deterrente e per ora il popolo delle due ruote ha disertato il suo tradizionale luogo di ritrovo. E la conseguenza percettiva è l’abbassamento dei decibell di almeno sette tacche.

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«Fa quasi impressione rientrare a casa e non sentire più quel sottofondo di marmitte – racconta Sergio Fiori, che abita nei palazzi di via Casu – è un’ebbrezza che non provavo da anni». Una colonna sonora che a lui pialla i nervi nell’arco di tutta la giornata: «Sì, perché quando non sono nel mio appartamento, sono al lavoro e il mio ufficio si trova in questi edifici adiacenti al Quadrato». Perciò non c’era scampo, e a poco servono doppi vetri o insonorizzazioni. «È stata la prima contromisura che ho adottato. Inspessire i muri e le finestre. Ma contro certe accelerate non c’era davvero rimedio. Mi moglie era sull’orlo dell’esasperazione». Bambini piccoli a casa, periodo dell’allattamento, ore di sonno col contagocce e quelle concesse valgono oro. «Pensate cosa vuol dire riuscire ad addormentarsi finalmente verso le 2 del mattino, e poi attorno alle 3 saltare su dal letto perché delle auto o delle moto smanettano durante una gara. Il bimbo inizia a strillare, tu hai gli occhi grandi così e devi ricominciare tutto d’accapo. E questo incubo è capitato parecchie volte».

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Il problema è che il Quadrato diventa una sorta di cassa di risonanza che amplifica il rombo dei motori, e risiedere in quella zona è come abitare a due passi da un autodromo. «Forse tanti anni fa – dice Sergio Fiori – quando ancora non c’erano tutti questi palazzi, la situazione di piazzale Segni poteva essere tollerabile. Era un’oasi d’asfalto in mezzo al deserto. Ma adesso i disagi che ho patito fino a ieri io, li conoscono bene centinaia di residenti e di persone che lavorano in questo quartiere. A me dispiace per i ragazzi, ma non si rendono davvero conto che il loro rumore può rendere la vita impossibile. Ne parlavo con mia moglie e con alcuni vicini: se la situazione rimarrà come in questi ultimi giorni, noi siamo rinati».

Talvolta non è solo una questione di fracasso: «È capitato che qualche imbecille abbia impennato a fianco a noi che passavamo con il passeggino. Non è da ora che i residenti denunciano queste situazioni, sia con lettere all’amministrazione che attraverso esposti. Ed erano anni che non succedeva niente». Ora il Quadrato ha tutta l’aria di essere una landa desolata cotta dal sole. Niente nugoli di moto parcheggiate, niente marmitte che strillano. Una quiete che i vigili urbani vogliono continuare a preservare con pattugliamenti mirati sia di giorno che di notte.

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