Montecitorio, omaggio alla prima sindaca d’Italia: era di Borutta

Nella sala delle donne inaugurata dalla Boldrini c’è anche Ninetta Bartoli Fu eletta a Borutta nel 1946. Silvano Arru: «Grande emozione alla cerimonia»

BORUTTA. Anche Ninetta Bartoli, prima sindaca d’Italia alla guida del Comune di Borutta dal 1946 al 1958, figura tra le donne che hanno avuto un ruolo di rilievo nella storia della repubblica italiana. Nei giorni scorsi a Montecitorio la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha inaugurato la sala delle donne. Tra quelle che vi trovano posto personalità come Nilde Jotti, Tina Anselmi, le 21 donne che hanno partecipato all’assemblea costituente e le prime sindache d’Italia elette nel 1946. Tra di esse appunto Ninetta Bartoli. Certamente un primato straordinario per la Sardegna, a dimostrazione che nella nostra isola è stata posta una pietra miliare nel lungo e tormentato percorso per l’affermazione dei principi di pari opportunità.

«Confesso - ha detto il sindaco di Borutta Silvano Arru, presente alla cerimonia a Roma - che sentir citare nel palazzo di Montecitorio Borutta e il suo primato da parte della Boldrini, del ministro Boschi e dei vari giornalisti Rai mi ha davvero commosso. Mai avrei pensato un anno fa, incontrando la Boldrini a Ulassai in occasione della sua visita in Sardegna e parlandole della figura di Ninetta Bartoli, che il primato di Borutta e della mia concittadina Ninetta sarebbe stato consacrato addirittura nel luogo dove si fanno le leggi».

Esattamente 70 anni fa, il 10 aprile 1946 la Bartoli venne eletta sindaco del Comune di Borutta. A quelle elezioni le donne andarono al voto dopo aver ottenuto, solo qualche giorno prima, con il decreto Bonomi, il riconoscimento del diritto elettorale passivo. Tuttavia, le donne candidate e soprattutto elette nei paesi sardi furono pochissime. Anche nelle città la situazione non era troppo diversa. A Sassari, ad esempio, ne furono elette soltanto due. Ninetta Bartoli era nata a Borutta nel 1896 da una famiglia nobiliare. La sua prima formazione la ricevette a Sassari presso il collegio delle Figlie di Maria. Nel 1945, subito dopo la fine della guerra, divenne segretario della sezione locale della democrazia cristiana. La sua candidatura a sindaco, l’anno successivo, venne appoggiata fortemente dai più autorevoli esponenti della Democrazia Cristiana della scena politica provinciale, in particolare la famiglia Segni. Venne eletta dal Consiglio comunale con un plebiscito, con circa il 90 per cento

dei voti. Nel 1956 la sua esperienza amministrativa terminò con l’ascesa politica dei “Giovani Turchi”, tra i quali Cossiga, Giagu-Demartini, Pisanu e Soddu, giovani democristiani che misero in minoranza i “vecchi” dirigenti della Dc sassarese.

Ninetta Bartoli morì a Borutta nel 1978.

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