Sassari, la favola di Gabriella: rivede i medici che la salvarono

Bambina australiana nata in città nel 2006, prematura e con una grave malformazione, incontra i suoi salvatori

SASSARI. «Sono tornata a Sassari per ringraziare i medici che mi hanno aiutato a nascere, e a vivere». Gabriella Scanu, lineamenti e cognome tipicamente sardi, ma nazionalità australiana, vestitino rosa e capelli castani legati in una lunga coda di cavallo, racconta in inglese, davanti ad un bicchiere di succo di pera, la sua favola a lieto fine. Ha compiuto 10 anni lo scorso maggio Gabriella, ma la storia di: destino, amore e buona pratica medica che la vede protagonista è iniziata quando lei era appena nata. Nei giorni scorsi la bambina ha potuto abbracciare per la prima volta i suoi salvatori. L’incontro ha suggellato il lieto fine di una commovente storia che Gabriella, dopo averla ascoltata tante volte dai suoi genitori, ha voluto condividere con i protagonisti: il neonatologo Fernando Cossu e il chirurgo pediatrico Antonio Dessanti.

Da Wollong Wol a Sassari. L’antefatto si svolge a Wollong Wol, Australia, 80 km a sud da Sidney, e lì che vivevano Nando e Jacqueline, i genitori di Gabriella che nel maggio del 2006 decisero di fare una vacanza in Sardegna. «Io sono nato in Australia – dice Nando –, ma il mio legame con la terra d'origine è sempre stato forte per questo decisi di tornare a Sassari insieme a mia moglie che era incinta di sei mesi, volevamo fare una vacanza al mare e respirare aria di Sardegna. I medici prima della partenza ci avevano rassicurato, Jacqueline stava bene e poteva affrontare il viaggio, partimmo sereni». Ma non sempre i fatti della vita seguono le previsioni degli uomini, dopo qualche giorno, Jacqueline inizia a sentire forti dolori inguinali, arrivano le contrazioni, poi la corsa verso le cliniche di San Pietro, Gabriella sta per nascere e ha deciso di farlo a Sassari, molto prima della data stabilita. Ad accogliere i due giovani è lo staff del reparto di ostetricia delle cliniche di San Pietro, la bimba nasce, ma, come in ogni favola che si rispetti ad un certo punto arriva il nemico da sconfiggere.

Atresia esofagea: una strega cattiva. Nella favola di Gabriella la strega cattiva si chiama “atresia esofagea” ed è una malformazione congenita che si presenta con una interruzione del primo tratto del tubo digerente: l’esofago, che permette il passaggio del cibo dalla bocca allo stomaco. Bisogna eseguire al più presto una delicata operazione chirurgica attraverso la quale ricostruire il collegamento tra esofago e tubo digerente. Solo questo intervento potrà salvare Gabriella. La diagnosi arriva qualche istante dopo la nascita della bambina che, prematura, pesa poco più di 800 grammi. «I’m very lucky – prosegue Gabriella – sono una bimba molto fortunata. Sono viva solo perché qui c’erano medici in grado di salvarmi». In questi anni ha sentito tante volte la sua storia, e la trova affascinante come quelle dei film, le piace riviverla spesso attraverso i ricordi dei genitori e condividerla con le sue amiche del cuore. Gabriella sa bene che la sua fortuna è stata nascere in un ospedale attrezzato per sconfiggere l’atresia esofagea, e altri mostri simili.

Una bambina da salvare. Ad occuparsi della neonata nel 2006 alle cliniche fu l’équipe di Neonatologia e in particolare due specialisti il neonatologo Fernando Cossu e il chirurgo pediatra Antonio Dessanti, ora in pensione. Fu proprio Dessanti ad eseguire la complessa operazione chirurgica. «In questi casi specialmente in assenza di diagnosi prenatale ci si trova davanti ad un’urgenza che richiede azioni tempestive – dice Dessanti – che possono essere eseguite solo in una struttura che oltre al reparto di clinica ostetrica, sia dotata di un reparto di terapia intensiva neonatale e di chirurgia pediatrica. Alcune patologie neonatali come l’atresia esofagea non consentono infatti il trasporto del neonato. Prima dell’apertura, negli anni ’90, della chirurgia pediatrica a Sassari, i neonati purtroppo morivano. In questi anni abbiamo salvato Gabriella e moltissimi altri bambini».

Un successo di squadra. «Gabriella essendo nata prematura per le sue condizioni di salute e peso non era in grado di subire l’intervento subito dopo la nascita – racconta il neonatologo Fernando Cossu –. È stata perciò alimentata per via endovenosa per oltre un mese sino al momento dell’operazione ed è rimasta a lungo in terapia intensiva nella nostra struttura anche dopo l’intervento».

Il lieto fine tra Sardegna e Australia. La famiglia Scanu ha potuto lasciare Sassari e rientrare in Australia solo 4 mesi dopo la nascita di Gabriella che per affrontare un lungo viaggio in aereo doveva essere in ottimo stato di salute. «Quando avrò dei figli li porterò qui a Sassari – prosegue Gabriella – perché voglio che vedano dove sono nata. Desideravo tanto conoscere chi mi ha salvato, entrare nell’ospedale dove ho vissuto per quattro mesi, e anche vedere come dormono i bimbi in incubatrice».

La bambina, che dal momento dell’operazione a oggi è stata sempre benissimo, ha fatto una visita di controllo dai suoi medici-beniamini a cui ha regalato due koala di peluche. «Sono portafortuna – conclude con un sorriso timido – e poi voglio che si ricordino sempre di me perché tornerò a trovarli».

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