Il vescovo ai parroci: «Siate sempre vicini a giovani e famiglie»

Una lettera di Corrado Melis dopo gli incontri nella diocesi Le indicazioni morali per arginare la “fuga” dalla Chiesa

OZIERI. Costruire comunità fraterne e riconoscere l’originale valore della vocazione dei laici: sono queste le principali attese del vescovo per la Chiesa di Ozieri. Monsignor Corrado Melis, incontrate nell’arco di sei mesi tutte le trenta parrocchie della diocesi, presenta ai sacerdoti gli “appunti” presi in questo primo viaggio. Con una raccomandazione speciale: famiglie e giovani destinatari prioritari di tutta l’azione pastorale.

Quasi una vera e propria lettera pastorale (38 pagine) quella indirizzata, nove mesi dopo il suo arrivo a Ozieri, dal presule ai preti, ma indirettamente anche ai laici, che il presule vuole «protagonisti di un discernimento capace di valutazioni e iniziative». Cristiani non spettatori ma corresponsabili nella vita delle comunità. Su questo tema lo scorso maggio Melis aveva fatto una perentoria raccomandazione ai sacerdoti, perché riconoscano e promuovano «sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa».

Con sano realismo - è stato parroco per più di vent’anni - il vescovo mette i sacerdoti davanti a un problema: si moltiplicano le esigenze e gli impegni, mentre si riducono le forze disponibili (in diocesi solamente 44 preti non certamente giovani). Ma a aumentano anche le difficoltà, che don Melis elenca puntualmente: conciliare religiosità tradizionale e fuga di molti dalla Chiesa, necessità di conservare devozioni e pietà popolare ma anche qualificare forme moderne di annuncio della fede, rispondere alle nuove sfide pastorali (problematiche familiari, implicazioni della disoccupazione, emergenza migratoria, crescente distanza del mondo giovanile). I fedeli chiedono, giustamente, qualità e professionalità anche nei servizi resi dalla parrocchia.

In questo tempestoso mare, il vescovo indica ai preti la rotta da seguire: la parrocchia deve sentirsi sempre in missione sul proprio territorio. «In uscita» dice il Papa Francesco. Monsignor Corrado Melis sulle orme del sommo pontefice è ancora più esplicito: «Una parrocchia non può limitarsi a seguire i praticanti abituali, sarebbe pura opera di preservazione».

Il presule ozierese richiede ai preti tre requisiti personali: senso ecclesiale, capacità relazionale, visione d’insieme, «per non esser soffocato da mille cose, senza progettare, senza la pacatezza di pregare, pensare, studiare, formarsi». Con quale stile? Quello della carità pastorale e della sinodalità. «Non è più tempo, se mai lo è stato - dice don Melis - di una conduzione solitaria della vita della parrocchia». Con l’occhio clinico del parroco di lungo corso, il vescovo dice no al protagonismo dei preti. «Abituati a essere al centro dell’altare nelle celebrazioni, ci si convince - scrive il presule - di essere al centro in tutto il resto della vita della Chiesa, dimenticando alcuni dati essenziali. Innanzitutto che il centro della

Chiesa è Cristo e non noi, e che presiedere non equivale semplicemente a comandare, o ad avere sempre e comunque ragione su tutto».

Il vescovo dedica le ultime sedici pagine degli “appunti” a famiglia e giovani «ai quali dobbiamo rivolgere prioritariamente la nostra azione pastorale».

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