Appalto sulla discarica: tutto da rifare

Sito della Marinella, il Tar dà ragione alla società Shift: la Provincia dovrà riformulare il bando e pagare le spese giudiziarie

SASSARI. Slittano la bonifica e lo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi presenti nell’impianto della società Bonifiche Srl, nella zona industriale La Marinella a Porto Torres: l’appalto da 230mila euro messo in piedi della Provincia è da rifare. Lo ha deciso la prima sezione del Tar di Cagliari con la sentenza 669/2016, che ha annullato gli atti della procedura negoziata. Una ditta del settore, la Shift srl, nei mesi scorsi si era rivolta al giudice amministrativo chiedendo lo stop della procedura e ha avuto ragione: ora la Provincia dovrà rifare il bando e pagare 2mila euro di spese legali.

I fatti. Siamo all’inizio del 2016, la Provincia lancia una procedura negoziata per bonificare un sito di rifiuti speciali non pericolosi nella zona industriale di Porto Torres. Ma nelle carte c’è qualcosa che non va. Una ditta del settore, la Shift, fa presente all’ente che l’appalto è «erroneamente qualificato come lavori» perché in realtà si tratta per gran parte di semplice servizio di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, come i fanghi di potabilizzazione. Dalla Provincia non arriva riscontro e la ditta va dritta al Tar. Si arriva a marzo. L’amministrazione corre ai ripari e annulla la procedura in autotutela. E dopo poco tempo mette in piedi un nuovo bando relativo a «lavori di ripristino dello stato dei luoghi» dello stesso impianto nella zona industriale di Porto Torres.

Il ricorso. La Shift non sa più che pesci prendere. L’appalto è corposo, 230mila euro, e non vuole di certo farselo scappare. Quindi, per non sbagliare ritorna davanti al Tar contestando alla Provincia una serie di presunte irregolarità come «violazione dei principi di concorrenza e di par condicio, ingiustizia e irragionevolezza manifeste, difetto di istruttoria, carenza e perplessità della motivazione». L’amministrazione provinciale da parte sua cerca di difendersi e conclude chiedendo il rigetto del ricorso.

La sentenza. Il collegio di giudici formato da Caro Lucrezio Monticelli (presidente), Antonio Plaisant (consigliere) e Gianluca Rovelli (consigliere estensore) il 22 giugno entra in camera di consiglio. La controversia verte tutta su un unico punto e cioè se l’appalto sia di lavori o di servizi: un dettaglio importante per valutare le soglie comunitarie sugli importi e quindi valutare quando va fatta una gara a evidenza pubblica o meno. La risposta del Giudice amministrativo arriva fin dalle prime righe del dispositivo: «Non vi è dubbio che l’appalto sia di servizi e non di lavori» poiché i servizi «costituiscono l’oggetto principale del contratto». Si parla di rimozione, trasporto e smaltimento dei rifiuti stoccati sia all’interno del capannone sia negli scarrabili che si trovano nel piazzale della Bonifiche Srl; incapsulamento delle lastre in amianto della copertura del capannone, con rimozione e smaltimento delle lastre eventualmente lesionate; svuotamento e bonifica di un serbatoio contenente olio idraulico; smaltimento del percolato depositato in una vasca di contenimento. Secondo i giudici, la violazione del codice dei contratti è «manifesta» perché la Provincia, nello scegliere la procedura di affidamento negoziata, ha applicato

le disposizioni previste per i lavori sotto la soglia comunitaria invece di quelle per i servizi sopra la soglia comunitaria. Di qui la decisione di accogliere il ricorso e dunque annullare il bando, oltre a condannare la Provincia a pagare le spese di giudizio, liquidate in 2mila euro.

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