Scala Erre, via libera per la gestione

Dopo due anni di impasse arriva la firma per sbloccare la vertenza: l’impianto affidato a Riccoboni e Ticca fino al 2019

SASSARI. Via libera dal Consiglio di Stato alla firma del contratto di gestione della discarica di Scala Erre. Dopo due anni di pantano burocratico, l’appalto triennale da 13 milioni potrà entrare a regime. La gestione è affidata al raggruppamento di imprese Riccoboni Spa e Mario Ticca Srl, che gestiranno l’impianto fino al 2019. Il Comune aveva escluso la prima classificata, la Siged-Verde Vita, per anomalia nell'offerta. Ma il vero problema erano i precedenti penali dell'amministratore della Siged sfuggiti al Comune.

La storia. La storia è più o meno questa: nel 2014 la giunta comunale di Sassari approva il progetto per la gestione di Scala Erre. Pubblica una gara e arrivano quattro offerte. La più vantaggiosa è quella del raggruppamento Siged-Verde Vita, che straccia i concorrenti offrendo un ribasso di oltre il 33%. A seguire c'è l’offerta di un altro raggruppamento, quello tra la Riccoboni-Mario Ticca Srl, che all'epoca del bando gestisce già gli impianti, con un ribasso di circa il 25%. I vincitori vengono però esclusi perché l'offerta viene considerata dal Rup troppo bassa: la cosiddetta soglia di anomalia dell’offerta. A quel punto, la Siged-Verde Vita decide di portare il Comune davanti al Tar, che però con la sentenza 63/2016 rigetta il ricorso. Il Comune aggiudica l’appalto alla seconda classificata, la Riccoboni-Ticca, e si prepara a firmare le carte. Ma alla Siged-Verde Vita non vogliono arrendersi e decidono di giocarsi la carta del Consiglio di Stato.

La sentenza. La sentenza d’appello è arrivata nelle scorse settimane. E il collegio di giudici, formato da Carlo Saltelli (presidente), Sandro Aureli (consigliere), Fabio Franconiero (consigliere, estensore), Raffaele Prosperi (consigliere) e Alessandro Maggio (consigliere), ha ritenuto che l’offerta della Siged-Verde Vita non era poi così anomala. In particolare, nel mirino del Rup del Comune era finito il costo per gli interventi di manutenzione straordinaria degli impianti e per il servizio di analisi richiesto in base al piano di monitoraggio e controllo. E la percentuale ipotizzata dalla Siged-Verde Vita era inferiore a quella ipotizzata, e quindi è stata considerata anomala. Di diverso avviso il Consiglio di Stato, che ha tenuto conto della sua stessa consolidata giurisprudenza in materia: «Il giudizio positivo di congruità dell’offerta può legittimamente fondarsi anche su un utile esiguo, purché all'esito dell’analisi delle voci di costo il margine rimanga positivo». Ma quello che emerge nella sentenza numero 3271/2016 della quinta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato va ben oltre.

La sorpresa. Nell’appello incidentale, proposto dalla Riccoboni-Ticca, è spuntato fuori un precedente penale a carico del legale rappresentante della Siged che era sfuggito a tutti, soprattutto al Comune. Si tratta di un decreto penale emesso dal gip del Tribunale di Brescia a carico di Federico Soro - al momento della gara amministratore e direttore tecnico della Siged - e divenuto irrevocabile per il reato di omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali continuato. «La commissione di questo reato - rimarcano il Consiglio di Stato - denota senza dubbio una inaffidabilità morale del predetto legale rappresentane, trattandosi di fatto lesivo dell'interesse pubblico». Ecco quindi il motivo per il quale Siged-Verde Vita avrebbero dovuto essere escluse

dalla gara. Una motivazione «diversa da quella ritenuta dal Comune», sottolineano i giudici. Ora il Comune potrà recuperare l’aggiudicazione definitiva, fatta all'inizio dell’anno al raggruppamento Riccoboni-Ticca, e firmare finalmente il contratto per la gestione di Scala Erre fino al 2019.

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