Sassari, il perito: il crollo della Rotonda di Platamona era prevedibile

È scontro tra consulenti, la difesa dei 5 dirigenti indagati: «Nessuna lesione esterna, in ogni caso competente il demanio»

SASSARI. È “scontro” tra periti durante l’incidente probatorio chiesto per far luce sul terribile crollo del muro di contenimento della rotonda di Platamona che a luglio del 2015 travolse due ragazzi minorenni che rimasero gravemente feriti. Per quei fatti sono indagati cinque dirigenti dei Comuni di Sassari e Sorso.

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Da una parte il perito Sabrina Cucinotta nominato dal giudice Antonello Spano: «Se anche nel muro non c’erano segni visibili di lesioni, il crollo era comunque prevedibile. Sarebbe stato opportuno, negli anni, eseguire un esame approfondito considerato che la costruzione risale a sessant’anni fa ed è esposta alle correnti marine». Dall’altra i consulenti della difesa dei cinque dirigenti del Comune di Sassari (Marge Cannas e Claudio Castagna, assistiti dall’avvocato Nicola Satta) e i colleghi di Sorso (Maurizio Loriga, Mario Cappai e Marco Delrio, difesi da Gabriele Satta) accusati di crollo e disastro colposo: «Una legge regionale del 2006 stabilisce che “le opere difficilmente amovibili” – ed è il caso del muro di Platamona – sono di competenza del demanio e non dei Comuni». E già questo basterebbe per sollevare da ogni responsabilità gli indagati. Ma i consulenti della difesa sono andati oltre sostenendo che il muro è stato costruito negli anni Cinquanta a regola d’arte, nel pieno rispetto delle norme (e a proposito è stato prodotto un manuale di ingegneria delle costruzioni dell’epoca).

Rotonda di Platamona, un crollo che ha segnato la vita di due ragazzini PLATAMONA. La Rotonda, dal crollo del 21 luglio, è rimasta tale e quale. Il muro sbriciolato, i massi sulla sabbia, le macerie sparse. E poi i sigilli della Procura che ancora non ha dissequestrato l’area di Platamona. Ciò che invece è cambiato è la vita dei due ragazzini finiti sotto i sassi, e quella dei loro familiari. I genitori di Luca e Claudio raccontano i giorni dell’ospedale, dell’intervento, della rianimazione, i mesi trascorsi inchiodati in un letto e poi la lenta risalita verso una vita normale: la fisioterapia, la scuola, le uscite con gli amici e la voglia di dimenticare.(video Mauro Chessa)

«Era in perfette condizioni e non si poteva certo prevedere ciò che poi purtroppo è accaduto». A supporto di queste considerazioni è stata prodotta la determina del 2014 con la quale proprio la dirigente indagata disponeva accertamenti nella zona. E in quell’occasione era stato stabilito che non esisteva alcun pericolo di stabilità. Sono state prodotte poi alcune immagini satellitari scattate durante una forte mareggiata e anche in occasione della bomba d’acqua che colpì il territorio di Sorso: «La mareggiata – hanno spiegato – non arriva al muro della rotonda».

Durante l’incidente probatorio hanno preso la parola anche i consulenti delle parti civili rappresentate dagli avvocati Stefania Marras e Michele Torre. Tra le altre cose, hanno messo in evidenza l’esistenza di un palo della luce che potrebbe aver creato delle lesioni, tanto che nel 2012 si erano staccate alcune mattonelle del marciapiede. Segno, a loro dire, di un cedimento delle fondazioni».

Al termine della discussione gli atti sono tornati al pm Emanuela Greco che ora deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

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