Clean Sea Life si presenta pescati 100 chili di plastica

Giornata all’Asinara per “lanciare” il progetto europeo con il Parco capofila Per quattro anni università, consorzi e associazioni puliranno il mare dell’isola

PORTO TORRES. Sarà il progetto europeo “Clean Sea Life" a combattere l’emergenza plastica nei fondali del golfo dell’Asinara, co-finanziato complessivamente con 2 milioni dalla Commissione Europea nell'ambito dei Programmi Life, con il Parco nazionale dell’Asinara ente capofila.

Partner del progetto, che si svilupperà nei prossimi 4 anni, sono il Consorzio nazionale Intruniversitario per le Scienze del Mare, la Fondazione Cetacea, Legambiente, MedSharks e MPNetwork. Ieri mattina la prima riunione ufficiale dei partner nella sede dell’Ente Parco, per mettere a punto tutte le procedure di azione, preceduta però il giorno prima da una giornata ecologica sull’isola parco per raccogliere rifiuti marini dal sito di Cala di Stretti di fuori.

«Con il supporto del personale del Parco sono stati raccolti venti bustoni di rifiuti – ricorda la responsabile del progetto Eleonora de Sabata -, ossia circa cento chilogrammi di roba in plastica, considerando comunque che la zona ripulita è esposta al maestrale e raccoglie quindi rifiuti che sono in giro per il Mediterraneo trasportati dalle correnti». A testimoniare “l’internazionalità” dei rifiuti (poi smaltiti dall’azienda che gestisce raccolta a Porto Torres) c’erano infatti confezioni di latte in polvere algerino, shampoo francese, bucce di gelato di Gallura, accendini di diverse nazionalità e tanta altra plastica che inquina il mare.

Uno sforzo notevole per dare un segnale concreto della validità del progetto, che ha richiesto il supporto di diversi operatori e che nel proseguo coinvolgerà pescatori ricreativi e professionisti, subacquei, diportisti, yacht club, circoli, federazioni, marine, operatori balneari, cooperative di pescatori, aziende e associazioni, scuole e ragazzi. Tutti con uno scopo ben preciso, ovvero pulire e mantenere pulito il proprio tratto di mare, spiaggia, fondale. «L’obiettivo – aggiunge Eleonora de Sabata -, oltre a pulire, è far prendere coscienza agli “utenti del mare” di quanta plastica ci sia nel nostro mare, mostrarne l'impatto e le conseguenze dei rifiuti sugli animali marini».

Favorire un cambio di mentalità sulle persone di tutte le età, insomma, perché gran parte della plastica che finisce in mare è generata proprio da chi il mare lo frequenta per passione e per

lavoro. Il progetto – che coinvolge anche Cesenatico, Manfredonia e Ancona – punta a migliorare pure la parte burocratica relativa allo smaltimento dei rifiuti che provengono dal mare, catalogati in alcune Regioni come rifiuti speciali e quindi smaltibili solo attraverso determinate procedure.

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