Sassari, Rinaldo Carta cede i suoi 21 supermarket

Dopo 34 anni di attività e svariate difficoltà economiche, l’ultimo imprenditore locale decide di affittare tutti i punti vendita

SASSARI. Le insegne sono sempre le stesse: c’è la scritta Cobec, quella Sigma, e c’è ancora il marchio Cortesantamaria. Ma è lo scontrino a sancire, nero su bianco, un passaggio storico: nell’intestazione fiscale da una settimana si legge “Supermercati Europa Sardegna Srl”. E questo significa una cosa: dopo trentadue anni l’era di Rinaldo Carta è finita. L’ultimo imprenditore sassarese, dopo l’abdicazione di Ugo Multineddu, l’hightlander dei supermercati all’avanzare dei centri commerciali e dei colossi discount, ha ceduto i suoi 21 punti vendita. Tecnicamente si chiama cessione di ramo aziendale, o anche affitto. Nel senso che Rinaldo Carta resta di fatto il padrone di casa. Ed ecco perché le insegne rimangono inalterate. Ma la gestione dei negozi, quella del personale e anche la politica commerciale di fatto cambia di mano. A prendere le redini della catena Cobec sarà il Consorzio Europa Sardegna, una società che opera all’interno del circuito Sigma.

«La firma è del 3 ottobre scorso – dice il patron di Cobec Rinaldo Carta – e si tratta di un passaggio molto importante che va a rafforzare la nostra azienda. Consorzio Europa è una solida garanzia. È il Cedi ufficiale Sigma della Lombardia, ma opera anche in Veneto, Emilia, Toscana, Liguria e ora anche in Sardegna. Già da ottobre del 2015 ha garantito le forniture a Cobec, e aver chiuso questo accordo con un nostro partner commerciale, per noi significa aver mantenuto una linea di continuità».

Per i 166 dipendenti cosa cambierà?

«Assolutamente niente. Non ci sarà alcun licenziamento, non sarà sacrificato alcun posto di lavoro e saranno rispettati tutti i livelli contrattuali. Non è stato per niente facile ottenere questo tipo di garanzie e ci sono voluti sei mesi di trattative. Ma per me era fondamentale mettere al sicuro i miei dipendenti, che ho sempre considerato come una grande famiglia. Sarebbe stato molto più semplice vendere tutto, incassare soldi, e chiudere un capitolo della vita senza altre preoccupazioni. Avevo anche due potenziali acquirenti in questi sei mesi si sono fatti avanti. Ma non ci ho pensato nemmeno un attimo a prendere in considerazione le loro offerte: primo perché erano marchi esteri, e io vado orgoglioso della mia storia imprenditoriale tutta sarda e volevo che si continuasse su questa strada. E poi perché solo con una scelta di continuità avrei potuto seguire da vicino questo passaggio di consegne ed essere sicuro che i dipendenti fossero garantiti in tutto».

Come è arrivato a questa scelta?

«Il primo negozio lo aprii l’1 maggio del 1982 in via Copenaghen. Sono 35 anni che combatto. Ma ultimamente sono stanco e sinceramente anche demotivato. Sono successe tante cose che hanno lasciato il segno. La vicenda del Cedi Sardegna di Codrongianos, per come è stata gestita, è stata una grande sconfitta per tutti. Il concordato preventivo, i 190 lavoratori a spasso, sono cose che lasciano l’amaro in bocca. Poi c’è l’assalto dei grandi centri commerciali, dei discount, in un mercato sempre più al ribasso dove i margini di guadagno sono ridotti all’osso. Puoi essere testardo e battagliero, ma da solo non riesci a sopravvivere in questa lotta al massacro. Allora ti guardi intorno e fai anche un discorso di carattere personale: io non ho un ricambio generazionale. In famiglia non ho nessuno disposto a raccogliere il testimone. Allora forse è meglio tirare un il fiato, e per un po’ farsi da parte».

Anche la sofferenza economica dell’azienda avrà influito su questa cessione. Le banche non saranno così propense a fare credito così come i fornitori. Gestire 21 attività in questo scenario non sarà affatto semplice.

«Basta fare un giro tra gli scaffali dei supermercati per verificare che tutti i marchi sono presenti: questo significa che con i fornitori non ci sono problemi, altrimenti i comparti sarebbero sguarniti».

Ci sono stipendi arretrati da pagare ai suoi dipendenti?

«Rimane solo quello di settembre, ma è fisiologico quando, si chiude un ciclo, che l’ultima spettanza venga pagata dopo l’avvenuto passaggio di consegne. Riceveranno sino all’ultimo centesimo. E negli accordi col Consorzio Europa ho inserito la clausola che il primo stipendio venga da loro versato entro il 27 di ottobre. Io sono orgoglioso dei miei dipendenti, sono bravi e preparati e sono sicuro che si faranno onore anche con la nuova gestione».

Alcuni la dipingono però come un piccolo tiranno, e ricordano sfuriate plateali da far tremare i muri.

«Io mi considero un padre severo, e penso che quei rimproveri duri siano serviti. Posso aver esagerato con i toni, e spesso mi sono scusato. Ma non ho mai licenziato nessuno, anche quelli che rubavano alle casse o che facevano la cresta con le forniture. E in 30 anni ne ho beccato diversi».

Che

farà ora Rinaldo Carta?

«Cercherà di pagare i debiti con i fornitori con i proventi degli affitti. E poi si vedrà. Ho tenuto la gestione della galleria di Cortesantamaria, e non mi sento in pensione. D’altronde non ho mica venduto, ho affittato. Il padrone di casa resto ancora io».

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