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La fotografia dei nuovi sardi: badanti e commercianti con la rinascita degli immigrati

I più numerosi sono romeni che si occupano di anziani, edilizia e agricoltura Marocchini, senegalesi e cinesi puntano sull’abbigliamento e sui servizi

SASSARI. È il mondo visto allo specchio. In un'isola che ha sfornato generazioni di emigrati, e che continua a perdere la forza lavoro autoctona, sono arrivati migliaia di immigrati stranieri con l’intenzione di mettersi al lavoro. Le imprese condotte da immigrati sono 10.243, il 6,1% del totale registrato negli elenchi camerali. Poca roba, a dire il vero, ma il trend è in crescita. La loro distribuzione per province vede prevalere Cagliari con 4.319 imprese e Sassari dove invece sono 4.026. Seguono, piuttosto staccate, Nuoro (1.435) e Oristano (463).

I residenti stranieri, l'anno scorso, erano 47.425 e come è facile immaginare la gran parte arriva da paesi in via di sviluppo. Romania su tutti, poi ci sono il Marocco, il Senegal e la Cina. Gli immigrati residenti rappresentano il 2,9 per cento della popolazione sarda e hanno prodotto un miglioramento del tasso di occupazione, cresciuto del 3,1 per cento. I campi in cui hanno trovato spazio non si discostano troppo dai luoghi comuni cari all’uomo della strada: «Il 60 per cento si occupa del commercio – spiega Tiziana Putzolu, responsabile delle Relazioni industriali all’Università di Cagliari – il resto è perlopiù impegnato nella cura degli anziani. Ci sono anche molti operai edili e alcuni braccianti agricoli». Un dato che dimostra come, in realtà, l'immigrazione vada a coprire impieghi snobbati dai giovani sardi che preferiscono cercare fortuna nel nord dell’Italia o all’estero.

I romeni sono 13.550, di cui 9183 sono donne: «Per quanto sia complicato fornire informazioni precise perché ci dobbiamo basare sulla banca dati dell’Inail in cui figurano anche i sardi nati all’estero – continua Tiziana Putzolu – in questo caso si può dire che la gran parte delle lavoratrici romene, che hanno in media 40 anni, si occupa dell’assistenza agli anziani. Un impiego facile da trovare se si considera l’età media della popolazione. Gli uomini, invece, si occupano prevalentemente di edilizia anche se il settore agricolo è in crescita».

Un po’ come capita per i 2304 immigrati che sono arrivati dall’Ucraina e che hanno un’altissima percentuale di donne, pari all'86,5 per cento. Anche in questo caso l'impiego più comune è la cura degli anziani ma non mancano lavoratrici impegnate nella ristorazione. Nella classifica delle comunità più numerose il secondo posto è occupato dai 4390 immigrati provenienti dal Marocco che impiegano la parte più significativa della forza lavoro in imprese commerciali, sia come datori di lavoro sia come dipendenti. Una vocazione che spesso è condivisa con gli immigrati del Senegal, la terza comunità per numero di residenti: 4211.

Ma il commercio, soprattutto nella grande distribuzione e nell'ingrosso, è sempre più in mano alla comunità cinese che in poco tempo, perlomeno rispetto a quanto accaduto con gli immigrati marocchini e senegalesi, ha conquistato un'importantissima fetta di mercato aprendo grandi magazzini un po’ ovunque e dando vita a una rete di negozi della piccola distribuzione diffusa in tantissimi paesi, anche molto piccoli. I residenti in Sardegna che provengono dalla Cina sono 3208 e rappresentano la quarta comunità. Nel caso dei lavoratori con gli occhi a mandorla, poi, c’è un sostanziale pareggio nella differenza di genere che non si verifica nelle altre pseudo enclavi dove uomini o donne sono sempre in netta maggioranza.

Le altre comunità, molto meno numerose, sono quelle che si sono affacciate più recentemente sull'isola. E se gli

immigrati provenienti dalla Polonia sono 1116 con un 82 per cento di donne, i lavoratori residenti che arrivano dal Pakistan e dal Bangladesh sono in gran parte uomini: rispettivamente 1121 pakistani, di cui solo 228 sono donne, e 1015 bengalesi accompagnati da appena 156 donne.

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