Presentato a Siligo il documentario “Uomini e paesaggi”

SILIGO. Il cardo e l’asfodelo, i muri a secco e la pinnetta, la quercia e il cisto, la pecora e la vacca, l’uomo che plasma e ne è plasmato: sono alcune delle tessere che compongono il puzzle dei...

SILIGO. Il cardo e l’asfodelo, i muri a secco e la pinnetta, la quercia e il cisto, la pecora e la vacca, l’uomo che plasma e ne è plasmato: sono alcune delle tessere che compongono il puzzle dei paesaggi rurali del Meilogu, quale emerge dal cortometraggio “Meilogu, uomini e paesaggi”, di Bruno Merella, presentato a Siligo venerdì. E Su Tippiri, Sa Silva, Monte Maiore, Monte Traessu, Bidighinzu, toponimi densi di storie e di vicende legate alla fatica dell’uomo. Ma anche la cava e la pala eolica, lo specchio fotovoltaico e il rischio del termodinamico, ferite inferte per meri interessi speculativi ad un territorio che avrebbe ben altre vocazioni.

Quelle vocazioni che emergono dalla saggezza antica dei pastori intervistati nel corto: Filippo Nurra di Cossoine, azienda a Su Cattari; i fratelli Carboni di Monte Cujaru; Filippo Serra di Giave; Gavino Ledda, memoria vivente di luoghi e di identità.

Il cortometraggio è stato prodotto dal Dipartimento di Agraria dell’Università nell’ambito del progetto “Paesaggi rurali in Sardegna”, con la collaborazione dell’Associazione studenti di Agraria. I testi e la regia sono di Bruno Merella, le riprese e il montaggio di Giovanni Fiori, le voci di Bruno Merella e Sante Maurizi, le musiche di Ludovico Einaudi, Rick Wakeman, Rondò Veneziano. Con Sante Maurizi a “dirigere il traffico”, ne hanno parlato il sindaco di Siligo, Mario Sassu; il rappresentante dell’associazione studenti di Agraria, Eugenio Marras, Ignazio Camarda e Giuseppe Pulina, docenti della Facoltà di Agraria e responsabili del progetto, Bruno Merella, regista, autore dei testi e voce narrante, Giammario Senes, presidente del Gal Logudoro-Goceano, Salvatore Masia, presidente dell’Unione dei Comuni del Meilogu.

Voci preoccupate per i cambiamenti che quei paesaggi stanno subendo, soprattutto per lo spopolamento e l’abbandono di luoghi carichi di storia e di umanità. E accenti preoccupati per l’aggressione che i luoghi “abbandonati” subiscono: le serre fotovoltaiche di Giave – sottoposte a sequestro giudiziario e indagate per truffa, in quanto avrebbero sempre e solamente prodotto energia elettrica e non gli ortaggi che sarebbe dovuta essere la produzione prevalente - il grande “parco” eolico di Bonorva, le cave che provocano ferite profonde e a volte irreversibili. Ma anche la speranza, perché la sensibilità degli amministratori comunali e la mobilitazione popolare possono frapporre un argine invalicabile a quelle aggressioni, come a Cossoine, a Bonorva, a Giave, contro i due mega impianti termodinamici da 160 e 250 ettari; oppure i 18 aerogeneratori, di Monte Pèlao, nei Comuni

di Bessude, Bonnanaro, Borutta e Thiesi; o ancora Siligo, che ha deliberato all’unanimità contro l’attività di cava nel territorio comunale. «Una scelta coraggiosa – ha detto il sindaco – che non vuole essere un ostacolo all’attività economica, ma che prefigura un diverso modello di sviluppo».

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