Minatori di nuovo in lotta «Rivogliamo il lavoro»

Ieri sit-in di protesta davanti ai cancelli del giacimento di bauxite di Olmedo I lavoratori chiedono alla Regione interventi incisivi e un incontro urgente

OLMEDO. Minatori decisi più che mai a non mollare, a costo di rientrare ancora una volta nei tunnel e occuparli in segno di protesta estrema. Questi gli umori che si respiravano ieri, durante il sit-in organizzato dalle sigle sindacali Filtcem-Cgil, Femca-Cisl e Ugl-Chimici all’esterno dei cancelli della miniera di bauxite di Olmedo.

Il giacimento, che per anni è stato al centro di una proficua attività estrattiva, è chiuso da oltre un anno dopo la rinuncia della multinazionale greca S&B alla concessione regionale. Per mesi i 35 dipendenti avevano occupato le gallerie a 180 metri di profondità, in una battaglia per salvare i posti di lavoro. Poi era arrivata la mobilità e l’impegno della Regione a trovare nuove imprese interessate a prendere in mano l’impianto.

Dopo vari incontri tra assessorato all’Industria, società uscente e rappresentanti sindacali un mese fa, in effetti, dopo la cassa integrazione si era riaccesa per un attimo la fiammella della speranza. Infatti da parte della European Bauxite (società greca leader nel settore) e da parte della Mediterranean Ship di Giancarlo Acciaro che hanno rilevato la concessione, c’era l’intenzione di rimettere in moto la miniera. Da allora però tutto tace e i lavoratori hanno deciso di non stare a guardare. «Chiediamo risposte reali e concrete riguardo al futuro dei minatori - affermano i responsabili territoriali delle tre organizzazioni sindacali Massimiliano Muretti, Luca Velluto e Simone Testoni chiedendo un incontro urgente all’assessore Piras -. Ci sono tutte le condizioni per il riavvio dell’impianto, i problemi lasciati in eredità dal precedente concessionario devono essere superati nel più breve tempo possibile». L’appello delle organizzazioni sindacali è per la Regione, «che non deve solo vigilare ma essere parte attiva, supportando i nuovi concessionari,

accelerando sui processi autorizzativi e pretendendo che tutti i lavoratori siano reintegrati». La preoccupazione dei lavoratori è che questa situazione possa durare ancora a lungo, mentre la loro mobilità scadrà tra cinque mesi e poi si troveranno senza retribuzione e senza un lavoro.

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