I BAMBINI SCHIAVI DELLO “SBRIGATI”

Bambini schiavi dello “sbrigati”. Lunedì: sveglia alle 7, scuola, pranzo, compiti, nuoto, inglese, cena, nanna. Martedì: sveglia alle 7, scuola, pranzo, compiti, tennis, chitarra, cena, nanna. Fin da...

Bambini schiavi dello “sbrigati”. Lunedì: sveglia alle 7, scuola, pranzo, compiti, nuoto, inglese, cena, nanna. Martedì: sveglia alle 7, scuola, pranzo, compiti, tennis, chitarra, cena, nanna. Fin da piccoli strutturati e se succede qualche imprevisto, tipo influenza del bambino… terremoto. L’esplorazione libera che porta alla crescita del bambino in qualsiasi contesto di apprendimento richiede che tutta la sua attenzione sia orientata sull’esecuzione e sulla motivazione al gesto, non sulle interferenze di ciò che va fatto dopo o su ciò che non è ancora concluso da prima. Che si tratti di scuola, sport o qualsiasi altra attività per innamorarsi di ciò che si fa è necessario investirci tempo.

Solo in questo modo si può passare da sapere, a saper fare a saper essere: da sapere cosa è un calcio di rigore, a saper tirare un calcio di rigore a sentirsi un rigorista sicuro.

Nella nostra società il leitmotiv della nostra vita è sempre di più: “sbrigati”. La frenesia del fare e del riuscire non consente tempo di riflessione: figli che crescono tra nonni, baby sitter e pranzi in rosticceria prima, e attività e rosticceria dopo, sentendosi come oggetti da trasporto quasi di intralcio. Spesso spettatori di veloci discussioni tra i genitori che hanno come argomento l’organizzazione del giorno dopo.

Il filosofo Bauman parla appunto di società e vita liquida in cui non siamo più in grado di conservare la nostra forma perché «le situazioni in cui agiamo si modificano prima che i nostri modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure». Perciò siamo sempre alla rincorsa. L’illusione del numero infinito di esperienze che possiamo fare rischia di non farci sentire più la mancanza dell’eternità, il senso diventa cercare di fare più esperienze possibili nel tempo che abbiamo. Con la conseguente demotivazione per qualsiasi attività che richieda tempo, fatica e intimità, limitando realmente la qualità delle nostre attività. Come ad esempio, frequentare tanti sport senza praticarne bene nessuno. Piccoli nuovi bambini liquidi, fintamente liberi e già schiavi del tempo che non è mai abbastanza.

De

Andrè cantava «solo passaggi, passaggi e passaggi di tempo». Che lezione che mi ha dato mio figlio, pensate che nonostante i miei sforzi e le mie ansie ha deciso lui quando iniziare a camminare e parlare… egoista!

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