Sassari, ora gli immigrati hanno la loro Consulta comunale

Centinaia di stranieri hanno eletto l’ente che li rappresenterà nella vita politica. Davanti al seggio storie di uomini e donne fuggiti dalla guerra: «Qui stiamo bene»

SASSARI. L’affluenza, fino al pomeriggio, non è altissima. Alle 16 hanno votato appena 350 persone su 3700 elettori potenziali. Ma l’emozione si taglia a fette fra i cittadini stranieri che per la prima volta a Sassari votano per eleggere la Consulta comunale per l’immigrazione, passe-partout per partecipare alla vita politica e amministrativa della città.

Gli immigrati hanno la loro Consulta comunale L'intervento del sindaco Nicola Sanna
(video Ivan Nuvoli)

In piazza Santa Caterina, davanti al seggio elettorale, una fila ordinata di persone con il documento d’identità in mano aspetta diligentemente di poter esprimere la propria preferenza. In fila non ci sono semplicemente elettori. Ci sono storie. Storie di sacrifici, di successi, di paure e di dubbi. In fila c’è davvero uno spaccato del mondo intero. C’è Moustafa Khlaf, nato ad Aleppo, in Siria, 26 anni fa. Nel 2008 dopo essersi specializzato come operatore sanitario, ha fatto fagotto ed è venuto a Sassari. Assiste gli anziani, i malati, le persone non più autosufficienti. La sua Aleppo è devastata dalle bombe di una guerra civile che ha demolito il Paese. La sua famiglia è scappata dalla Siria e si è rifugiata in Libano. E lui, qua a Sassari, trova la forza di sorridere: «Sono venuto per lavorare e conoscere una realtà diversa. Adesso ci resto per vivere», spiega facendo scintillare lo sguardo di speranze. «In Siria la realtà è molto triste. Nella nostra famiglia abbiamo perso ventisette cugini. Sono morti nella guerra civile, il più vecchio aveva 28 anni». Parla sempre con il sorriso sulle labbra Moustafa, e scaccia l’amarezza pensando al futuro: «Qua sto bene. La vita è bella, il mio lavoro mi piace. E voglio restare. Fino a quando non mi cacciano io resto qui».

Gli piace aiutare gli altri, ed è per questo motivo che si è candidato alla Consulta: «Ho tanti progetti. Vorrei che la Consulta andasse nelle scuole. C’è bisogno di spiegare ai bambini che un immigrato non è una persona con i pantaloni sporchi e strappati. È una persona che ha tanto da dare e da dire, e spesso è una persona che è scappata dalla guerra o dalla fame». In fila ci sono molti immigrati senegalesi, la comunità più numerosa in città. Fra loro c’è Maimouna Dia, ha 36 anni, anche lei fa l’assistente sanitaria per le famiglie sassaresi. E anche lei è tra i candidati per la Consulta: «Dobbiamo prendere in mano la nostra situazione, parlare e collaborare con l’amministrazione comunale, provare a risolvere i problemi di noi immigrati, ma dobbiamo farlo insieme con le istituzioni locali», dice sfoderando un sorriso abbagliante.

Uno che appare meno sorridente è Mohammed Depu. Lui è nato in Bangladesh, ma vive a Sassari da 15 anni. In città gestisce una piccola catena di negozi alimentari, e ha messo su famiglia: moglie sassarese e quattro figli. È preoccupato perché negli ultimi tempi la questura di Sassari rilascia permessi di soggiorno con il contagocce e perfino chi è in città da decenni, si vede respinta la richiesta di rinnovo: «A Sassari si sta benissimo, la gente è accogliente, non c’è razzismo. Ma questo dei permessi di soggiorno sta diventando un problema grave. In tanti stanno abbandonando la città controvoglia, e questo non è un bene per noi, e nemmeno per Sassari perché noi qua lavoriamo e contribuiamo all’economia della città».

Saeed Aslam, del Pakistan, è più ottimista: arriva al seggio con la moglie e tenendo per mano la figlioletta di 6 anni: «Io ho un negozio in piazza Tola, si vive e lavora bene, mie figlie vanno a scuola, e adesso la Consulta ci darà l’opportunità di partecipare davvero anche alla vita politica. E questo per noi è molto importante, perché Sassari è anche la nostra città».

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