L’autostima, la disabilità chi corre e chi sta seduto

Esiste una forte correlazione tra autostima ed esercizio fisico: le persone, per mantenere o accrescere il proprio senso di eccellenza, praticano attività che rappresentano una sfida per conseguire...

Esiste una forte correlazione tra autostima ed esercizio fisico: le persone, per mantenere o accrescere il proprio senso di eccellenza, praticano attività che rappresentano una sfida per conseguire successo, che a sua volta rinforza la percezione di sé e mette le basi per un'ulteriore attività. L'autostima è un concetto generale che fa riferimento a quanto la persona si percepisce efficace nelle varie aree in cui è impegnata. L'esercizio fisico fa riferimento alla percezione del sé fisico (abilità motorie e aspetto fisico) ed è una delle aree centrali su cui si costruisce la stima di sé.

Osservando questo presupposto nel mondo della disabilità si coglie l'importanza che lo sport riveste in chiave psicologica per chi lo pratica. Infatti, persone con disabilità intellettivo relazionale possono trovare proprio nell'esercizio fisico il campo di espressione e relazione principale. Un bambino che presenta delle difficoltà specifiche nell'apprendimento di alcune materie teoriche e astratte, può riconoscersi non solo bravo, ma magari anche il più bravo nell'esecuzione di una nuotata, un canestro, un calcio. Sentendosi finalmente modello da seguire per gli altri, con conseguente incremento del senso di efficacia personale, che contagia positivamente le altre aree del concetto di sé, come quella relazionale ed emotiva, incrementando la stima di sé. Per questo lo sport è inclusione. Per una persona con disabilità fisica, potenziare il senso di efficacia personale sull'area fisica, significa intervenire proprio sull'area che maggiormente potrebbe incidere negativamente sulla percezione di stima di sé. Soprattutto se la persona fissa la percezione di sé al suo senso di non efficacia motoria.

Lo sport per tutti è dunque d'obbligo, belle parole che rimangono tali nel momento in cui durante l'ora di motoria l'alunno disabile sta in bidelleria, quando le strutture sportive non sono adeguate ad accogliere delle situazioni specifiche o peggio ancora quando non è conveniente destinare uno spazio specifico ad una persona (che presenta dei bisogni specifici), invece di farne entrare nello stesso spazio venti. Questo non significa solo rinunciare ad un iscritto, ma rinunciare a promuovere la cultura che lo sport e i servizi sono in funzione della persona

e non viceversa.

Nel ricordare l'urlo di gioia di Giovanni Achenza alle ultime Paralimpiadi ho pensato a quante volte sbuffo e mi ribello all'idea di andare a correre per mettermi in forma. Mi sento piccolo davanti a lui…non perché corre da seduto, ma perché lui corre e io sto seduto.

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