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Referendum, valanga di No in Sardegna: oltre il 72 per cento

I primi dati segnano una pesantissima sconfitta per chi sosteneva il Sì. Il No a Cagliari è al 70, a Sassari al 69, a Nuoro al 71, a Olbia al 70

SASSARI. Nell’isola la sconfitta della riforma si trasforma in disfatta. I primi dati dello spoglio fanno volare il No oltre il 72 per cento. Con punte del 75 per cento nella provincia di Cagliari. L’isola è la regione in cui il No ha la percentuale più elevata in tutta Italia. Un dato che travolge il Pd di governo, in Italia e in Sardegna. Una sconfitta per il premier. Matteo Renzi non è riuscito nel miracolo. La calata dei ministri nell’isola nell’ultima settimana non ha fermato l’onda del No. Nell’isola è un trionfo per i contrari alla riforma costituzionale. Renzi nella notte con un discorso lascia. Ma questo è un segnale forte anche per il governatore Francesco Pigliaru, che con buona parte della giunta si era schierato per il Sì.

La percentuale per il No nell’isola è del 73. La Provincia in cui il No ha meno presa è Sassari, in cui arriva la 69 per cento, in città arriva al 69,6. A Olbia il No sfonda il 70 per cento. A Cagliari il risultato più pesante con un 75% di No in provincia, in città è al 70. A Nuoro provincia il No si ferma al 71%, in città arriva al 74 per cento. A Oristano identico risultato in città è provincia con il No che arriva al 74 per cento. Un dato più o meno omogeneo in tutta la Sardegna.

Nell’isola di fatto a parte il Pd e la Base tutti gli altri partiti hanno dato indicazione di votare No. Gli unici che hanno lasciato libertà di scelta sono i Riformatori. Il resto dell’arco costituzionale era schierato per il no. Il centrodestra compatto, il Movimento 5 stelle e tutti gli indipendentisti. Ma anche Sel e i partiti più piccoli che fanno parte della maggioranza di centrosinistra in Regione. Ed è per questo che in Sardegna la sconfitta è diventata una disfatta. Visto il risultato forse neanche tutto il Pd nel segreto dell’urna ha messo la croce sul Sì. Ad avere contribuito alla vittoria del No anche l’affluenza alle urne. Nell’isola è arrivato al 61,52 per cento. Molte le persone che sono state motivate ad andare alle urne a votare per il No. Accanto ai detrattori della riforma costituzionale si è coagulato anche il malcontento nei confronti del governo.

Il voto in Sardegna è stato più pesante anche perché si è creato un fronte compatto che è andato da destra a sinistra, e ha coinvolto i 5 stelle e gli indipendentisti. Una potenza di fuoco che ha spaccato la stessa giunta regionale. Oggi l’assessore Paolo Maninchedda è tra i vincitori, il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore Gian Mario Demuro, solo per citarne due, tra gli sconfitti. Una spaccatura che aveva già fatto capire quanto fosse debole il fronte del Sì, incapace in questi mesi di creare un movimento di opinione. Un voto che dovrà far riflettere per primo il Pd sardo, il grande sconfitto di questo referendum. Il partito senza un segretario si è schierato compatto con Renzi e il referendum, oggi esce a pezzi. E anche la giunta Pigliaru subirà fibrillazioni dallo tsunami del No. I vincitori in Sardegna

sono il Movimento 5 stelle e gli indipendentisti, che per una volta sono riusciti ad andare tutti nella stessa direzione. Ma anche il centrodestra sembra avere trovato nuova linfa. Ma solo nei prossimi giorni si capirà quanto l’onda d’urto del crollo del governo si abbatterà sull’isola.

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