La “difesa a quattro” contro il cambiamento

Per darsi il permesso di cambiare è fondamentale riconoscere alcune possibili resistenze che non solo inibiscono al cambiamento, ma che possono anche bloccare il desiderio al cambiamento stesso,...

Per darsi il permesso di cambiare è fondamentale riconoscere alcune possibili resistenze che non solo inibiscono al cambiamento, ma che possono anche bloccare il desiderio al cambiamento stesso, rendendo la persona impotente. Per fare un gol bisogna prima capire quale è la porta avversaria e di conseguenza in quale direzione attaccare. Definita la direzione (la settimana prossima vedremo come) bisogna affrontare la temibile difesa a quattro delle emozioni di boicottamento. Emozioni come avversari solidi, con sadici profonde e difficili da superare.

La vergogna. È molto facile ricordare episodi della nostra vita in cui si è provato vergogna. Il loro ricordo e il timore di imbattercisi di nuovo sono il ’freno a mano tirato’ alla spontaneità e al sentire di potercela fare: "Ti immagini, alla mia età, vado in piscina e mi metto in costume…?".

La paura. Per quanto possa essere frustrante, lo stato attuale è comunque noto e “sicuro£. La paura di ciò che sarà è un ottimo modo per sprecare le proprie energie a scrutare un temibile futuro immaginario piuttosto che focalizzarsi sul presente da cambiare: «Andare a correre? Poi sudo e se mi sento male?».

Il senso di colpa. Più che un'emozione, un auto-giudizio che crea frustrazione, tristezza e vergogna. Siamo stati educati ed educhiamo al senso di colpa e per questo ci sentiamo in colpa, al punto che a volte lo scambiamo per un valore: «Non pensi ai bambini che muoiono di fame?».

Meglio agire: l'entusiasmo di cambiare il mondo è più piacevole del senso di colpa per non soffrire come gli altri. Il cambiamento richiede un giudizio di sé e delle proprie potenzialità positive diverso dal: «Ma con i soldi della palestra potrei mandare i miei figli all'università. Quando diventerò padre!».

Il rimpianto. Il vero regista della difesa. Infatti se le prime tre sono orientate a bloccare il presente pensando al futuro, in questo caso l’accento si pone sul passato concentrando infelicemente l’attenzione su ciò che non è stato ed escludendo ciò che è o potrebbe essere. L’emozione blocca il cambiamento nel momento in cui bisogna pensarci

molto bene prima di fare una cosa, per non avere rimpianti dopo, anticipando anche la possibilità di cambiare: «Ahi, se avessi ascoltato i miei genitori, non avrei mai smesso di fare sport».

Difesa a quattro difficile da dribblare, ma non impossibile se si vuole realmente far gol.

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