Caso Alzheimer a Sassari: in 23 rinviati a giudizio

Andranno a dibattimento neurologi e familiari di pazienti accusati di associazione a delinquere, truffa e maltrattamenti

SASSARI. Un “protocollo terapeutico” che non ha evidentemente convinto il giudice dell’udienza preliminare Michele Contini, così come non lo hanno convinto i metodi della ribattezzata Psiconeuroanalisi: pazienti maltrattati – è l’accusa – in nome di una sorta di “rinascita”. Una cura che di rivoluzionario avrebbe ben poco secondo il giudice che ieri mattina ha rinviato a giudizio 23 persone – si tratta di medici, politici, dirigenti Asl dell’epoca e familiari di pazienti – accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abuso d’ufficio, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona e omicidio colposo. Il prossimo 7 giugno comincerà il processo contro gli imputati (erano 26 ma due hanno patteggiato la pena e una, accusata solo di maltrattamenti, è stata assolta in abbreviato) finiti nei guai ad agosto del 2012 (quindici di loro furono anche arrestati).

La terapia sotto accusa. Alla base della complessa inchiesta condotta dal pubblico ministero Gianni Caria c’è proprio la contestata terapia ideata dal neurologo 46enne di Ittiri Giuseppe Dore. Un modello di cura dell’Alzheimer e di alcune forme di demenza che non si basava sull’uso di farmaci ma su esercizi linguistici e vitamine.

Tra i nomi “eccellenti” finiti nel fascicolo del pm anche quello del vicepresidente del consiglio regionale Antonello Peru. La sua posizione, però, si è “alleggerita” all’esito dell’udienza preliminare di ieri. Peru (assistito dagli avvocati Luigi Esposito e Marco Enrico) è infatti l’unico degli imputati ad esser stato prosciolto dalle pesanti accuse di maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona.

L’origine dell’inchiesta. «Quando ho visto Dore fare le occhiaie rosse a una paziente a suon di schiaffi non ce l’ho fatta più. In alcuni casi lui rideva, si divertiva». Sono le parole choc di Davide Casu, ex agente di commercio di Ittiri, amico di vecchia data del neurologo Dore, diventato il “supertestimone” di un’inchiesta che all’epoca balzò agli onori della cronaca anche nazionale. Fu lui, col suo racconto – poi riscontrato dalla Procura della Repubblica – a squarciare il velo sui presunti orrori del «metodo Dore». Casu, in virtù delle sue confessioni e come braccio destro del neurologo nella creazione dell’associazione “Aion onlus”, ha patteggiato un anno e dieci mesi con la sospensione della pena.

Gli arresti. «Avevano allestito appartamenti-lager a Ittiri dove torturavano, picchiavano e sottoponevano a maltrattamenti fisici e psichici i malati di Alzheimer, talvolta con la complicità dei familiari dei pazienti, secondo i dettami di una terapia basata su grossolane nozioni di anatomia e perfino sulla Kabbalah». Così il 3 agosto del 2012 gli investigatori avevano motivato gli arresti in carcere dei neurologi Giuseppe Dore e Marinella D’Onofrio, dei loro collaboratori Salvatore Fadda e Maria Giuseppa Irde e della parente di un paziente, Ornella Bombardieri. Altri dieci erano stati mandati ai domiciliari.

Gli imputati dell’ultim’ora. In seguito nell’inchiesta erano finiti anche l’allora manager dell’Asl Marcello Giannico e il direttore sanitario Nicolò Licheri. Il magistrato aveva individuato a loro carico il reato di abuso d’ufficio per aver ceduto in comodato d’uso un’ala dell’ex ospedale di Ittiri che avrebbe consentito a Dore e ai suoi collaboratori di portare avanti le attività legate alla Psiconeuroanalisi. Stessa imputazione per il vicepresidente del consiglio regionale Antonello Peru.

La difesa di Peru. «Siamo moderatamente soddisfatti – hanno commentato gli avvocati Esposito e Enrico – Siccome siamo

certi della assoluta estraneità del nostro assistito alle accuse che gli sono state mosse, ci auguriamo che questa vicenda venga chiarita definitivamente in dibattimento. Il non luogo a procedere per reati gravi come maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona è già motivo di soddisfazione».

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