Poeta morì al Civile scagionati due medici

Il gip archivia il procedimento contro Vidili e Meloni: non ebbero responsabilità Il paziente, originario di Ittiri, era deceduto nel 2013 per un infarto acuto

SASSARI. L’infarto sopraggiunse nel paziente «diverse ore prima dell’intervento del dottor Vidili» e in ogni caso un’operazione di angioplastica «non avrebbe potuto evitare gli effetti necrotici nel tessuto del miocardio» che si erano già verificati. Oltretutto quell’intervento era controindicato «per via delle altre gravi patologie (insufficienza renale e anemia) che affliggevano il paziente». È la sintesi delle motivazioni con le quali il gip Antonello Spanu ha archiviato il procedimento nei confronti di due medici delle cliniche San Pietro: Giampaolo Vidili e Pierluigi Meloni.

Il poeta Francesco Casu (in arte “Ettore Franco”), di 63 anni, era morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civile il 7 marzo del 2013 stroncato da un infarto. I familiari, assistiti dall’avvocato Stefano Porcu, avevano presentato un esposto in Procura ritenendo che potessero esserci delle responsabilità da parte dei medici che avevano preso in cura il loro caro nel precedente ricovero alle Cliniche universitarie. A dicembre del 2015 il giudice per le indagini preliminari aveva archiviato la posizione di tre medici, accogliendo la richiesta arrivata dalla stessa Procura. Nel provvedimento di archiviazione il gip aveva però segnalato la necessità di approfondire quel che accadde nel pomeriggio del 16 febbraio 2013 dalle 15 alle 18, periodo in cui nel reparto di Medicina generale delle cliniche Vidili e Meloni ebbero in cura il paziente. Il pm Gianni Caria aveva chiesto un altro incidente probatorio per capire se questi due medici di fronte al sopraggiunto infarto si comportarono secondo regole e protocolli prima di disporre il trasferimento di Casu in Terapia intensiva cardiologica (il paziente morì dopo 20 giorni). Il giudice Antonello Spanu aveva nominato come perito il professor Antonio Osculati perché aveva ritenuto necessario valutare se i sintomi presentati dal paziente fossero stati «sottovalutati o addirittura ignorati, con ciò ritardando la possibilità di un celere intervento potenzialmente salvifico». All’esito della perizia è stata stabilita l’assenza del nesso di causalità tra la condotta dei medici e la morte di Casu.

Anche in questo caso è stato lo stesso pm a chiedere l’archiviazione per i due medici ma l’avvocato Porcu si è opposto. In sede di discussione l’avvocato difensore Sebastiano Chironi ha nominato come consulente il noto cardiologo Gavino Casu. «Prendiamo atto con soddisfazione – è stato il commento del legale – dell’esito positivo di una

vicenda giudiziaria che ha definitivamente acclarato l’assenza di responsabilità dei medici, così da poter consentire loro il recupero di quella serenità necessaria e basilare per il loro lavoro. E tutti abbiamo bisogno di medici oltreché preparati anche sereni nel rapporto con il paziente».

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