I desideri da coltivare e le regole condivise

A Jacques Lacan, psicologo e filosofo francese, viene attribuita un'affermazione: «La colpa dell'essere umano è aver rinunciato al proprio desiderio». Limitarsi ad un'analisi superficiale di questa...

A Jacques Lacan, psicologo e filosofo francese, viene attribuita un'affermazione: «La colpa dell'essere umano è aver rinunciato al proprio desiderio». Limitarsi ad un'analisi superficiale di questa massima non rende giustizia alla bellezza e alla profondità di questo concetto.

A una lettura psicologica, rinunciare alla realizzazione dei propri desideri espone l'individuo, a un certo punto della propria vita, a rischiare di diventare il mezzo per la soddisfazione del desiderio di altri, genitori in primis. Conseguenza di questa affermazione è il sentimento di colpa che nasce non dalla trasgressione di una legge esterna, ma del proprio desiderio.

Nella nostra società, regolata da costumi, norme, dogmi e comandamenti, la colpa descrive un'emozione successiva alla trasgressione. Lacan rovescia questo punto di vista scardinando l'idea stessa di trasgressione. Dal punto di vista educativo dunque non è necessario contrapporre delle leggi che limitino i desideri; al contrario, nel desiderio esiste una legge e il vivere coerentemente con essa porta benessere. Educare si traduce perciò nell'aiutare l'altro a coltivare i propri desideri.

Quindi non hanno alcun senso le regole? Semmai è vero il contrario, ma esse vanno differenziate dalle imposizioni: infatti se le prime definiscono una prassi condivisa («quando si è a tavola la TV va spenta»), le seconde vengono imposte dall'alto («ora spengo la TV perché non stai mangiando»); ai genitori, soprattutto di figli adolescenti, l'arduo compito di tradurle nella soluzione ai problemi quotidiani (tipo «non hai riordinato la tua stanza»). Proprio durante l'adolescenza inizia infatti a delinearsi il problema della sovrapposizione tra i concetti di libertà e ribellione. Quanto ciò che faccio, penso e sento, è realmente frutto di libera scelta o è conseguenza, in aderenza o contrapposizione, dell'idea di altri? Nella libertà l'altro è presente nella misura in cui condivide l'entusiasmo del momento, mentre la ribellione è il miglior modo per vincolarsi al volere dell'altro: trasgredire e opporsi sono contro l'altro solo superficialmente, in realtà sono una conferma della dipendenza dall'adulto.

La vera sfida di allenatori, insegnanti e genitori diviene porre attenzione all'intenzione

più che all'azione. A ciò che il bambino e il ragazzo vuole comunicare comportandosi così, piuttosto che fermarsi a rispondere alla provocazione. E basta col dire bravissimo al bambino quando fa un disegno, proviamo per una volta a chiedergli invece che cosa esso rappresenta per lui.

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