Sassari, tre denunce per l’aggressione al circolo S'IdeaLibera

Le vittime del pestaggio di sabato notte nella sede di S’IdeaLibera hanno presentato un esposto dettagliato ai carabinieri

SASSARI. Ci sarebbe almeno un esponente di Casapound fra le tre persone riconosciute sabato notte dai componenti del collettivo S’IdeaLibera durante il brutale pestaggio in cui sono rimasti feriti tre militanti del movimento anarchico.

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È quanto risulta dalla denuncia presentata ieri pomeriggio dalle vittime dell’aggressione nella caserma dei carabinieri. Nell’esposto - che sarà inoltrato agli investigatori della Digos e alla Procura della Repubblica - i tre militanti del circolo di via Casaggia hanno indicato i nomi e cognomi di tre persone che avrebbero preso parte al blitz notturno nella sede del collettivo S’IdeaLibera in cui era in corso una serata di solidarietà con il coordinamento Ucraina Antifascista.

Uno dei tre, secondo le vittime dell’aggressione, sarebbe stato riconosciuto come un esponente della sezione sassarese di Casapound. Il commando, armato di cinghie e bastoni, era entrato in azione poco dopo la mezzanotte e mezza di sabato. Nella sede del collettivo S’IdeaLibera erano rimasti in pochi e tra i presenti c’erano anche alcune persone anziane. Fortunatamente i bambini del quartiere di Sant’Apollinare che frequentano quotidianamente lo spazio sociale, erano andati via da poco più di mezz’ora. L’aggressione si era consumata davanti all’ingresso del circolo. Tre militanti, tra cui Sebastiano Sias di 70 anni, erano rimasti feriti alla testa e avevano dovuto ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso.

Domenica pomeriggio diversi movimenti cittadini hanno raccolto l’invito lanciato su facebook dal collettivo anarchico e si sono ritrovati davanti alla sede di S’IdeaLibera per poi sfilare per le vie del centro fino a piazza d’Italia. Tra gli attestati di solidarietà ieri è arrivato quello dell’Anpi di Sassari: «condanniamo con fermezza l’aggressione di stampo fascista, pare, da parte di esponenti di Casapound - si legge nella nota dell’associazione nazionale partigiani d’Italia - anche in Sardegna, così come in altre parti d’Italia, si assiste ad episodi inquietanti di intimidazione e provocazione organizzati da formazioni politiche che, sulla base della Costituzione e delle leggi Scelba e Mancino, non dovrebbero avere cittadinanza in uno Stato democratico e antifascista».

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