Chioschi abusivi, i titolari in guerra contro le multe

Polemiche a Platamona dopo i verbali notificati dai vigili urbani di Sorso Strutture da abbattere perché non conformi al Piano di utilizzo del litorale

SORSO. I concessionari dei chioschi di Platamona si dividono in due categorie: ci sono quelli che si sono adeguati al Piano di utilizzo del litorale, che però non hanno smontato le strutture entro il 31 ottobre del 2016 e per questo di recente sono stati segnalati alla Procura per abusi edilizi, e poi ci sono gli abusivi tout court, cioè quelli che alzano la serranda anche se hanno un’ordinanza di demolizione che pende sopra il loro locale.

Proprio a questi ultimi i vigili urbani di Sorso hanno contestato di recente la violazione della legge regionale 5/2006, che disciplina le attività commerciali. Si tratta di verbali di decine di migliaia di euro che hanno scatenato una piccola rivolta. Le sanzioni sono arrivate a valanga: 5mila euro a testa. La polizia locale ha beccato gli esercenti a somministrare alimenti e bevande in strutture temporanee per le quali sono state emesse da tempo le ordinanze di demolizione: una cosa non consentita dalla legge.

Il primo a protestare è Gavino Usai, che gestisce al sesto pettine gestisce il Dolce vita. «Ho deciso di fare opposizione contro il verbale dei vigili urbani - racconta l’esercente - e ho spiegato la mia posizione. Credo che ci sia un accanimento verso di me poiché mi hanno ordinato di demolire ma non mi hanno mai detto dove e come ricostruire». Motivo per il quale Gavino Usai si è rivolto al presidente della Repubblica e addirittura alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

«Il Comune - aggiunge l’esercente - vorrebbe ridurre il mio locale da 200 a 35 metri quadri: stiamo parlando di metrature con le quali potrei fare giusto la cuccia del mio cane». La stessa sanzione è arrivata a Gavino Pilo, il gestore di uno dei due chioschi che si trovano nel secondo pettine. L’attività è aperta da almeno cinque anni e il concessionario non ha alcuna intenzione di arrendersi alle sanzioni. «Il mio avvocato ha già provveduto ad avanzare al Comune una contestazione formale - spiega Pilo - e tra l’altro c’è un contenzioso in corso davanti al Consiglio di Stato per impugnare l’ordinanza di demolizione».

La situazione di Antonello Fadda, invece, è particolare. Lui attualmente non è titolare di alcuna concessione, ma come gli altri colleghi si è comunque beccato 5mila euro per violazione della legge sul commercio. Si tratta del chiosco di “Pedifreddu”, molto noto in tutta la provincia di Sassari, che si

trova nel parcheggio antistante il camping Li Nibari ed è intestato alla moglie.

Inoltre, la struttura è soggetta a ordinanza di demolizione già dal 2011. «Non ho licenze o Duap a mio nome - commenta Fadda - e per questo ho incaricato il mio legale per spiegare la situazione al Comune».

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