Un solo slogan: giù le mani da Porto Ferro

Centinaia di amanti della spiaggia si sono ritrovati ieri mattina per contestare le scelte che il Comune ha fatto con il Pul

SASSARI. Ieri, a Porto Ferro, si sono date appuntamento diverse centinaia di frequentatori della spiaggia libera e che vorrebbero che restasse tale. Un raduno che ha visto intere famiglie, giovani, meno giovani, stranieri che hanno scelto di vivere in Sardegna e di frequentare quella spiaggia. Rappresentanti dell’intero universo che ruota attorno alla spiaggia di Porto Ferro, ieri presa di infilata dal maestrale per la felicità dei (pochi) surfisti e di un appassionato di kite-surf.

In compenso, sulla terraferma, nell’arenile, sulla battigia, fra i sentieri che si inerpicano sulle colline che si affacciano sulla piccola insenatura o che si dirigono verso il vicino lago di Baratz, gli amanti della natura l’hanno fatta da padrone: a piedi in lunghe sedute di trekking, a cavallo, in mountain bike. Quasi a voler ribadire che quella spiaggia e tutto quello che la circonda non può essere manomesso dall’uomo.

Sì, perché il motivo del contendere è proprio “l’insediamento umano” sotto forma di tre stabilimenti balneari previsti dal Piano di utilizzo dei litorali proposto dall’ormai ex assessore all’Urbanistica Gianni Carbini e contestato non solo dai frequentatori della spiaggia, ma da associazioni ambientaliste, da professionisti, semplici amanti del mare. Che ieri si sono ritrovati per una sorta di festa alla quale erano stati invitati tutti gli amanti di Porto Ferro in particolare, e della natura più in generale. Tante infatti le famiglie che si sono ritrovate in spiaggia o nel baretto che ha fatto da base per la manifestazione convocata dal comitato spontaneo “Giù le mani da Porto Ferro”, con bambini e cane di casa al seguito. Dai meticci più improbabili agli animali di alto lignaggio. E un po’ tutti hanno voluto partecipare e collaborare alla festa-manifestazione: indicando i punti di ritrovo per le varie attività, organizzando il truccabimbi con tanto di scultura dei palloncini, offrendo la colonna sonora della giornata o distribuendo generi di prima necessità. Con un solo fine ultimo: conservare Porto Ferro così com’è, con la sua bellezza un po’ selvaggia e anche con i suoi limiti. Quali i parcheggi insufficienti o la difficoltà di accesso all’arenile per i disabili. Ma soprattutto senza quella teoria di ombrelloni e sedie a sdraio tutte uguali, da litorale riminese. Ma non si tratta solo di una scelta ambientale. La protesta ha anche un aspetto normativo. «Quello di Porto Ferro è un Sito di interesse comunitario e come tale è già sottoposto a una serie di vincoli che però non ne impediscono la fruizione – spiega Michele Fois, del comitato “Giù le mani da Porto Ferro”, e funzionario degli uffici tecnici comunali di Nulvi e Osilo –. Il Pul redatto dal Comune di Sassari rischia di stravolgere questa spiaggia anche se i numeri dei tre stabilimenti non sembrano eccessivi: un fronte mare di 50 metri per 600 metri quadrati i primi due, stessa profondità per il terzo stabilimento che però può occupare 1100 metri quadrati. Ma il progetto del Comune non ha preso in considerazione l’infrastrutturazione dell’arenile visto che aglui stabilimenti deve arrivare energia elettrica e acqua. Per non parlare delle fosse settiche che dovrebbero essere svuotate con l’autospurgo mezzi che pesano ben più delle due tonnellate che possono attraversare la spiaggia e che non possono essere raggiunti via terra (soprattutto il terzo e più grande stabilimento) visto che non ci sono strade o sentieri . Infine c’è un ultimo particolare – aggiunge Fois –: l’area retrodunale, alle spalle dell’arenile, è proprietà privata». Il Pul, per il quale sono state

presentate già diverse osservazioni, dovrà passare il vaglio della Regione. Nel frattempo, e per evitare ulteriori complicazioni «il Comune potrebbe sospenderlo e rivederlo insieme alle associazioni, ai cittadini, ai portatori di interesse – è la conclusione di Fois – per una scelta condivisa».

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