Dall’India mano tesa all’università e alle imprese sarde

La visita nell’ateneo di Anil Wadhwa, ambasciatore in Italia «Un gemellaggio per avviare legami e rapporti economici»

SASSARI. Turismo, soprattutto nel segmento crocieristico, agroalimentare, archeologia, chimica, ceramica e metalli ma anche la ricerca genetica. Sono questi i settori in cui è più che possibile per la Sardegna collaborare con l’India. Li ha individuati l’ambasciatore indiano Anil Wadhwa che l’ateneo sassarese ha ieri mattina ospitato per una visita che aveva l’obiettivo di stringere rapporti commerciali e culturali con il Paese asiatico. L’Università, che sta puntando molto sull’internazionalizzazione, vede nella popolosa India (un miliardo 300mila abitanti) una porta aperta verso un’economia che negli ultimi anni ha avuto una crescita media del Pil del 7% per cento, ha già importanti scambi commerciali con l’Italia e può contare su una classe media colta e che ama viaggiare. Perciò l’ateneo turritano si propone «come centro di connessione per le aziende sarde interessate ad investire in India». Che in futuro, poi, potrebbero puntare anche sul tessile, la produzione di cuoio e gioielli.

Aula magna gremita per l’arrivo dell’ambasciatore con un parterre di rappresentanti delle istituzioni (tra loro anche il sindaco di Porto Torres Seann Wheeler), di categorie produttive come Confindustria e Confcommercio, di docenti e studenti universitari. A dare il benvenuto a Wadhwa, il rettore Massimo Carpinelli che ha visto raccolto da parte dell’ambasciatore il progetto auspicato di una partnership con l’India e «di un legame sempre più forte tra l’Università di Sassari e le università dell’India con l’attivazione di programmi di scambio tra studenti e docenti». Anil Wadhwa ha individuato operativamente « in un gemellaggio» con il suo Paese lo strumento più adatto per concretizzare la collaborazione nei diversi campi. Per lui la Sardegna non è un luogo sconosciuto. Appassionato di storia nuragica, aveva già visitato l’isola da turista e si è mostrato molto interessato al suo patrimonio archeologico.

Le potenzialità per l’imprenditoria sarda sono state evidenziate da Nicola Mocci, ricercatore di Storia dell’Asia nel Dipartimento di Scienze politiche, scienze della comunicazione e ingegneria dell’informazione. Il docente ha puntato sulle attrattive turistiche dell’isola e sulla sua centralità nel Mediterraneo che ne fanno un luogo ideale per gli scambi commerciali. Ha ricordato che in India la classe media conta 300 milioni di persone, e il suo interesse per l’Italia con destinazioni che al momento si concentrano soprattutto su Toscana e Umbria. Perché non spingerla a visitare anche l’isola? Opportunità di relazioni tra le due realtà sono state auspicate anche da Francesco Soddu, direttore vicario del dipartimento PolCom.

Del resto nella sua lezione sulla politica estera dell'India e le relazioni con l’Italia che ha

toccato tutti i grandi temi, l’ambasciatore ha affermato: «L'esperienza ci dice che questo secolo appartiene all’Asia. Lì ci sono zone di vivace sviluppo e prosperità. Una regione in cui, rispetto ad altre parti del mondo forse già stanche, prevale ancora l'ottimismo e la fiducia nel futuro».

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