L’idrofobico nuotatore e lo sport rivoluzionario

Record italiano giovanile in una gara di nuoto vuol dire che nessuno in Italia, in quella specifica categoria, ha mai fatto quel tempo in quella distanza. Avere paura dell'acqua per un bambino...

Record italiano giovanile in una gara di nuoto vuol dire che nessuno in Italia, in quella specifica categoria, ha mai fatto quel tempo in quella distanza. Avere paura dell'acqua per un bambino autistico può significare creare delle difficoltà alla famiglia nell'andare al mare, fare la doccia e lavarsi. Possono queste due storie coincidere nella stessa persona: può un idrofobico diventare il nuotatore più forte d'Italia? Assolutamente si!

Si può diventare competenti in un'area in cui inizialmente si avevano molte difficoltà. Spesso paura e difficoltà specifiche stanno alla base di percorsi di riabilitazione, che diventano sport, che si trasformano in prestazione e che si concludono in successi. In acqua, a cavallo, o dietro un pallone. Perché ciò possa avvenire bisogna compiere una rivoluzione concettuale nello sport, nella vita e nella società in generale: lo sport è in funzione della persona e non il contrario. Lavorare e ospitare bambini autistici richiede questa rivoluzione concettuale, bisogna partire dal bambino, cercando di cogliere il significato celato dietro ogni risposta e comportamento, anche il più bizzarro. Dimenticarsi il "Fai ciò che ti dico" e andare verso un "Costruiamo un'esperienza condivisa". Operativamente significa progettare e realizzare percorsi educativi personali, solo dopo una valutazione delle caratteristiche senso-percettive, delle abilità acquisite ed emergenti e delle principali difficoltà della persona.

Costruire attività mirate per creare un contesto inclusivo, valorizzando le diversità individuali. Fornire alla persona modelli chiari di comportamento anche attraverso l'ausilio di immagini, strutturando lo spazio, il tempo e le attività in maniera chiara e flessibile. Lavorare con la risorsa del gruppo dei pari. Coinvolgere la famiglia nel percorso strutturato... Insomma fare sport bene, come dovrebbe essere sempre fatto, a livello giovanile. In particolare, il mio pensiero va proprio alle famiglie, al loro impegno e alla lotta quotidiana che portano avanti con i tagli ai finanziamenti, con le agenzie educative e i vari contesti, che non sempre sono pronti ad accogliere i loro bisogni. E infine a tutti i ragazzi autistici campioni nella vita, che abbiamo la fortuna

di incontrare nei banchi di scuola, in famiglia o in palestra, che ci offrono realmente un messaggio di antiglobalizzazione culturale che "Un altro modo/mondo è possibile". Domani sarà la giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo, con la maglietta blu indosso vi diciamo "GRAZIE".

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