Pinna condannato a 20 anni, il padre di Masala: «Ora ci dicano dov'è il corpo»

Marco Masala attacca i legali della difesa: accuse infamanti verso mio figlio, a tutto c’è un limite

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SASSARI Andare via di fretta da quel palazzone a vetri all’interno del quale per mesi ha ingoiato verità troppo dolorose è stata una scelta. Marco Masala in tutto questo tempo non ha risparmiato parole. Ma ieri era un giorno diverso, c’era spazio solo per le lacrime e per un’unica richiesta fatta con quel poco fiato che, al termine di una giornata così intensa, ancora gli rimaneva: «Non c’è nulla da festeggiare, qui manca ancora Stefano».

La sentenza di condanna a 20 anni per Paolo Pinna restituisce un po’ di serenità e fa terminare le trasferte a Sassari, fondamentale per concentrare nuovamente le forze sulle ricerche del loro caro sparito nel nulla ormai quasi da due anni. Ma di sicuro non allevia la sofferenza per questo figlio che non ha sepoltura.

«Mi preme solo che i giudici restituiscano a Stefano la dignità che le accuse infamanti lanciate dagli avvocati della difesa gli hanno tolto – è lo sfogo di Marco prima della lettura della sentenza – Abbiamo sempre rispettato il loro lavoro ma a tutto c’è un limite. Ce lo hanno ammazzato non una e nemmeno due volte... Stefano lo hanno ammazzato ogni qualvolta hanno provato a far credere ai giudici che avesse partecipato all’omicidio di Gianluca. Abbiamo sopportato tanto, abbiamo ascoltato in silenzio la ricostruzione dei momenti in cui lo avrebbero ucciso, non è stato facile. Ci ha dato forza la fiducia nel lavoro delle due Procure. Ma ora non dimentichino la promessa più importante che ci hanno fatto: cercare mio figlio».

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Giovani uccisi in Sardegna, i difensori annunciano l'appello SASSARI. Dopo sei ore di camera di consiglio, il verdetto è lapidario. Per il collegio presieduto dal giudice Antonio Minisola non ci sono dubbi: Paolo Enrico Pinna, il giovane di Nule che oggi ha 19 anni, è il responsabile dell'omicidio di Stefano Masala, suo compaesano 29enne, di cui si sono perse le tracce dalla sera del 7 maggio 2015, e di Gianluca Monni, il diciannovenne di Orune ucciso l'indomani mattina mentre attendeva l'autobus per andare a scuola. Ma gli avvocati difensori, Agostinangelo Marras e Angelo Merlini, annunciano il ricorso in appello. «Ci pare che ci siano tutti gli elementi, purtroppo non sono stati presi in considerazione», è l'unico commento formulato dopo la sentenza di questo pomeriggio(video Mauro Chessa)LEGGI Omicidi Monni e Masala, Paolo Pinna condannato a 20 anni di carcere

 

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