La maledetta pagina bianca e il “self-talk” salvatore

Ecco questa maledetta pagina bianca da riempire con qualcosa di interessante e comprensibile. L’hai voluta la bicicletta, un articolo sulla Nuova ogni settimana, ora pedala... trovato! Dialogo...

Ecco questa maledetta pagina bianca da riempire con qualcosa di interessante e comprensibile. L’hai voluta la bicicletta, un articolo sulla Nuova ogni settimana, ora pedala... trovato!

Dialogo interno, o dall’inglese self-talk, tradotto alla lettera con “parlare a se stessi”. Prima di una prestazione o semplicemente nella nostra quotidianità noi parliamo, ci motiviamo o ci critichiamo. In campo sportivo, costantemente, l’atleta parla a se stesso e la natura di questi dialoghi, molto spesso, influenza l’esito della sua prestazione. Perciò, nell’approcciarsi alla prestazione è determinante imparare a riconoscere questi flussi di pensieri, che se sfavorevoli, incidono negativamente sulla capacità di concentrarsi sulla prestazione e trasformano in realtà questo dialogo interno. “Ok bene così. Ricorda, fai degli esempi, scrivi sempre per chi legge, non per te!”.

Quando diventano funzionali al risultato, si traducono nella ripetizione di parole evocative che fungono da stimolo per favorire, nello sportivo, l’esecuzione eccellente del gesto. “Dajè Manò... piazzaci una battuta e attira l’attenzione!”. La ricerca scientifica ha dimostrato che il contenuto di alcuni specifici pensieri influenzano la prestazione in modo più marcato rispetto ad altri. Educare ed orientare il dialogo interno può aiutare l’atleta ad evocare stati psicologici positivi che comportano una percezione di maggiore autoefficacia e autocontrollo. Perciò la “masturbazione mentale” non influenza positivamente la prestazione, al contrario è come se mettesse la persona in una relazione speculare con la sua inadeguatezza: non bisogna solo pensare alla gara, bisogna pensare ’bene’ alla gara. Invece, sembra che sia particolarmente funzionale, prima di una prestazione, autorivolgersi: a) affermazioni rilevanti per il compito da svolgere, come aspetti tecnici e tattici ("devo stare attento alla ripetizioni"); b) parole chiave a contenuto emotivo (“grande Manò!”); c) affermazioni positive (“sono quasi alla fine, manca giusto il finale, dài!”).

La costruzione di un dialogo interno funzionale si traduce nell’allenarsi a parlare a se stessi, richiamando parole in grado di focalizzare l’attenzione su aspetti chiave della prestazione che si intende eseguire. Un aspetto particolarmente interessante del dialogo interno è porre attenzione su quale persona si utilizza nel parlarsi: se la prima, la seconda o la terza singolare. Infatti il modo in cui ci trattiamo, fornisce tante informazioni sul modo in cui siamo stati considerati: chi si parla in “critichese”, verosimilmente è stato spesso vittima di critiche

negative. Invito e consiglio personale è quello di limitare la seconda e terza persona potenziando la prima. Il massimo della prestazione lo si raggiunge quando si è un tutt’uno con essa. Fratturarsi tra un sé che parla e uno che ascolta non va in quella direzione. Articolo finito... taac!.

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