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Cedi Sardegna è arrivata al capolinea

La sentenza di fallimento del tribunale ha messo la parola fine sulle sorti del colosso commerciale con sede a Codrongianos

SASSARI. È una sentenza che “ufficializza” ciò che era nell’aria già da tempo: Cedi Sardegna, il centro per la distribuzione di generi alimentari con sede a Codrongianos, è fallito.

Il collegio di giudici della sezione fallimentare del tribunale di Sassari composto da Silvio Lampus (presidente), Cinzia Caleffi e Giovanna Maria Mossa con la sentenza pubblicata sabato ha revocato – ritenendolo inammissibile – il concordato preventivo e ha quindi dichiarato il fallimento della società Cedi Sardegna.

Tutto è cominciato con quella spaventosa voragine da 65 milioni di euro che ha trascinato con sè centinaia di creditori in attesa di risarcimento e 140 operai che da un momento all’altro si sono ritrovati in mezzo a una strada.

A settembre del 2015 la situazione della Cedi Sardegna Spa era precipitata in seguito alla rottura delle trattative con le organizzazioni sindacali per via della mancata applicazione dell’articolo 18. La crisi è stata rapida e devastante tanto da mettere in ginocchio quello che nel settore della grande distribuzione è sempre stato considerato un colosso. È sufficiente sapere che solo nel 2012 nella classifica regionale per fatturato delle imprese ricopriva il 14esimo posto. E che in base ai dati Nielsen del 2014 Cedi si posizionava al decimo posto in Italia per fatturato rispetto alla grande distribuzione. Dopodiché sono arrivati i licenziamenti, il concordato preventivo e per ultimo la sentenza di fallimento. Che era nell’aria perché gli stessi commissari che hanno curato la fase di liquidazione aziendale avevano segnalato parecchi punti oscuri in tutta questa vicenda.

La sentenza dei giudici di Sassari parla chiaro: «Con la dichiarazione di fallimento il tribunale accerta che lo stato di crisi in base al quale è stata aperta la procedura di concordato è in realtà uno stato di crisi irreversibile, cioè uno stato di insolvenza». E aggiungono: «Nel caso in esame vi è prova dell’incapacità del debitore di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Premesso che i crediti vantati dai ricorrenti nelle procedure per la dichiarazione di fallimento non sono contestati e che nel contempo pacificamente non sono stati pagati, si osserva che, come dichiarato chiaramente da Cedi nel ricorso per ammissione al concordato, la società, già al momento del deposito del ricorso con riserva, si trovava nell’impossibilità di adempiere con regolarità le proprie obbligazioni tanto da dover ricorrere alla procedura concordataria liquidatoria per poter giungere al pagamento parziale dei creditori».

Un verdetto che segna quindi l’unica strada percorribile considerato che, come è scritto sempre nella sentenza, un adempimento regolare da parte della società non avrebbe mai potuto esserci «per mancanza di liquidità e contestuale impossibilità (per rifiuto delle banche) di accedere a nuovi

finanziamenti».

Il tribunale ha nominato un curatore, ha ordinato alla società fallita di depositare in cancelleria i bilanci e le scritture contabili dell’impresa oltre all’elenco dei creditori. Questi ultimi dovranno entro trenta giorni «presentare le relative domande d’insinuazione».

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