Sei imputati per il fotovoltaico a Giave

Truffa aggravata allo Stato, per la Procura sarebbero stati incassati contributi illeciti pari a nove milioni di euro

GIAVE. Sei richieste di rinvio a giudizio e fissazione dell’udienza preliminare per l’11 luglio. Sono gli ultimi sviluppi dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Porcheddu che l’anno scorso aveva avviato un’indagine su un impianto del valore di 50 milioni di euro nella piana di Giave, a pochi chilometri da Sassari. Le contestazioni di truffa aggravata e falso mosse dalla Procura – e rivolte ai rappresentanti legali delle società coinvolte e all’agronomo che firmò la relazione utilizzata per ottenere le autorizzazioni a costruire – si riferiscono al fatto che le colture non sarebbero mai state effettivamente impiantate.

All’epoca tre persone erano state iscritte nel registro degli indagati per questi due reati, erano stati bloccati anche circa 9 milioni di euro in contanti trovati sui conti correnti spulciati dalle fiamme gialle perché considerati frutto del contributo per l’energia prodotta. Poi il lavoro degli inquirenti è andato avanti e sono state indagate altre tre persone per «dichiarazione fraudolenta – scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – mediante uso di fatture per operazioni inesistenti».

Nel mirino della Procura di Sassari e della guardia di finanza che aveva materialmente eseguito l’operazione, era finita l’attività svolta dal complesso Enervitabio San Cosimo Soc. Agr. srl, nata su finanziamento della Win Win Precision Technology di Taiwan e destinata a diventare una delle aziende agricole e di produzione di energia fotovoltaica tra le più grandi al mondo.

Tutto era partito da alcuni accertamenti di carattere tributario e da qui si era poi sviluppata l’indagine che nel giro di due anni aveva permesso di scoprire «un complesso disegno criminoso che – secondo gli inquirenti – attraverso dichiarazioni fraudolente rese da periti agronomi e altri raggiri avrebbe poi consentito alla società con sede a Giave (controllata dal gruppo finanziario che fa capo a una holding di Taiwan) di beneficiare di ingenti contributi pubblici».

Il punto è che le risorse finanziarie sono riservate per legge a chi svolge direttamente attività agricola mentre nel caso di Giave – in base a quanto emerso dalle verifiche della Finanza – gli interessati si sarebbero occupati unicamente di incassare i contributi erogati dal Gestore per i Servizi elettrici. E si sarebbero disinteressati totalmente della coltivazione dei terreni.

Dal 2012, momento di entrata in produzione dell’impianto, i contributi incassati

in maniera illecita – secondo i calcoli effettuati dai finanzieri del comando provinciale di Sassari – sarebbero pari a 8 milioni e 900mila euro, ai quali vanno aggiunti circa 3 milioni e 500mila euro provenienti dalla vendita dell’energia elettrica prodotta, il cosiddetto “ritiro dedicato”.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller