Dopo 49 anni Semestene ha i suoi portali 

Ieri mattina in piazza IV Novembre la cerimonia di consegna di due antichi simboli di sacralità

SEMESTENE. Ieri mattina, dopo quarantanove anni di spasmodica attesa e una montagna di carte contenenti perizie, richieste proteste, rinvii e autorizzazioni, finalmente sui ruderi dell’antica struttura, in piazza IV Novembre, è stata ricostruita almeno virtualmente la chiesa di Santa Croce, alla quale era annesso l’oratorio omonimo. I due bei portali dell’ingresso principale (Su mazzore) e di quello laterale (Su minore), simboli principali dell’edificio sacro che nel 1968, con un cantiere finanziato dall’Eca (Ente comunale d’assistenza) era stato demolito integralmente a causa di un pericolo, si disse causato dall’instabilità delle strutture murarie e della copertura, sono stati restituiti ai cittadini di Semestene e al territorio dalla Soprintendenza che li aveva prelevati per ristrutturarli e collocarli nel giardino dell’istituto, in Via Montegrappa 24.
La cerimonia ufficiale di consegna, ieri mattina, ha avuto un carattere prevalentemente religioso con la celebrazione della messa, officiata da don Giampiero Piras, segretario del vescovo Mauro Maria Morfino (che per motivi di salute non ha potuto presenziare), concelebrata dal parroco don Quintino Manca e animata dalla polifonica Logudorese, diretta dal maestro Antonio Manca. Don Piras ha spiegato con grande semplicità l’importanza della porta della chiesa che si apre alle esigenze dei fedeli che attraverso essa trovano la strada che conduce a Dio. Al termine dalla funzione il gruppo dei partecipanti, fra i quali erano presenti numerosi studiosi, appassionati di cultura e tradizioni popolari, e alcuni sindaci, si è spostato nella piazza IV Novembre con la benedizione e gli interventi dei tecnici e degli esperti incaricati di recuperare un bene tanto prezioso. Il sindaco uscente, Stefano Sotgiu, dopo aver ringraziato quanti hanno preso parte al progetto che ha consentito il recupero dei portali, ha ricordato l’impegno forte e costante dell’amministrazione da lui guidata, che è seguito a quello delle precedenti. Il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Antonangelo Piu, ha illustrato l’iter complesso che ha portato a questo risultato e che, come ha osservato il progettista Virgilio Colomo, dovrà ancora essere completato con la trasformazione della piazza «in un ambiente di pregio simbolico, nel quale si possa fondere la natura, l’architettura e la sacralità con un’opera sostenibile, realizzata con utilizzo di materiali poveri, l’uso di essenze locali, che racchiuderanno una radura di ghiaia e rocce per comporre una nuova chiesa all’aperto i cui accessi saranno costituiti dagli antichi portali lapidei di Santa Croce» e diverranno il sagrato di una nuova chiesa all’aperto. Gli archeologi Rossella Colombi e Vincenzo
Nobile, incaricati dell’impresa Habitat Sardegna di Thiesi che ha eseguito le opere, hanno completato la serie d’interventi e spiegato le varie fasi che hanno portato alla scoperta di altre preziose testimonianze. La cerimonia è terminata con un rinfresco nei locali del centro sociale.

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